The Chainsmokers arrivano alla finanza non come manager usciti da una business school, ma come musicisti globali che hanno accumulato negli anni audience, relazioni, capitale culturale e familiarità con i meccanismi dell’attenzione. Questo articolo ricostruisce la vicenda di Alex Pall e Drew Taggart come artisti diventati imprenditori e investitori: un caso utile per capire come una carriera pop possa diventare piattaforma finanziaria. La prima parte mette in ordine i fatti: nascita di Mantis VC, fondi raccolti, partner, settori, portafoglio, round. La seconda legge il fenomeno in chiave music business: fama, rete e accesso, non più soltanto come strumenti promozionali, ma soprattutto come infrastruttura di investimento. In breve: chi sono The Chainsmokers The Chainsmokers sono il duo formato da Alex Pall e Drew Taggart, nato a New York all’inizio degli anni Dieci dentro la scena EDM e remix. Il primo grande bagno di pubblico e notorietà arriva nel 2014 con “#Selfie”, brano virale e volutamente ironico che li porta nelle classifiche internazionali. Un pezzo che, tuttavia, è più un detonatore che il rivelatore di una vera identità artistica: la svolta matura tra il 2015 e il 2016, quando il duo abbandona progressivamente l’EDM e costruisce un linguaggio più pop, melodico e sentimentale. Qualche esempio: “Roses”, con Rozes, segna il primo passaggio verso quel suono: elettronica accessibile, hook morbidi, malinconia da radio globale; “Don’t Let Me Down”, con Daya, consolida la trasformazione e diventa uno dei brani chiave della loro ascesa internazionale - nel 2017 il pezzo vince il Grammy come Best Dance Recording, conferendo ai Chainsmokers una legittimazione che va oltre il successo virale. Il culmine commerciale arriva con “Closer”, insieme a Halsey: il singolo arriva al numero uno della Billboard Hot 100 e resta in vetta per 12 settimane. Nello stesso anno l’album di debutto “Memories… Do Not Open” entra direttamente al numero uno della Billboard 200 e, negli anni successivi, il duo continua a muoversi tra dance, pop, collaborazioni globali e grandi tour, con album come “Sick Boy”, “World War Joy” e “So Far So Good”. La loro traiettoria artistica resta segnata da una doppia natura: cultura DJ e scrittura pop, festival e radio, drop elettronico e canzone da classifica. È questa combinazione - pubblico globale, accesso corporate, touring, brand e presenza pop - a rendere plausibile un imprevedibile passaggio successivo: quello verso la realtà di Mantis VC. Mantis VC The Chainsmokers non sono soltanto due artisti che hanno fatto qualche investimento da celebrity. La loro attività nel venture capital ha ormai una struttura riconoscibile: una società dedicata, fondi raccolti, partner professionali, limited partner di peso, una strategia early-stage e un portafoglio che si muove ben oltre il perimetro più prevedibile della musica, dell’intrattenimento o della creator economy. Il veicolo si chiama Mantis VC ed è stato co-fondato nel 2019 da Alex Pall e Drew Taggart insieme a Milan Koch e Jeffrey Evans. La società si presenta come venture firm focalizzata su startup tecnologiche, con investimenti soprattutto in fase Seed e Series A. Dunque Mantis non è un semplice club di angel investing alimentato dalla notorietà pop dei due fondatori, ma è costruita come una vera azienda, con gestione operativa, strategia d’investimento, capitale raccolto e una divisione abbastanza chiara dei ruoli. Pall e Taggart portano capitale culturale, reputazione, rete e accesso; Koch ed Evans rappresentano la componente più propriamente finanziaria e operativa del fondo. Il primo fondo viene chiuso nel 2020 con una raccolta da 35 milioni di dollari. Tra gli investitori figurano nomi molto riconoscibili dell’ecosistema tech e venture, tra cui Mark Cuban, Keith Rabois, Jim Coulter e Ron Conway. Già in quella fase il progetto viene raccontato come qualcosa di più strutturato rispetto al modello dell’artista famoso che presta il volto a qualche startup. Poi, negli anni successivi, Mantis cresce. Il secondo fondo arriva a 80 milioni di dollari. Nel 2025 la società chiude un terzo fondo da 100 milioni di dollari, portando gli asset gestiti a circa 225 milioni di dollari. E, dopo questa progressione molto rilevante, ora la traiettoria sembra condurla verso una fase ulteriore: Mantis starebbe raccogliendo un quarto fondo con un target di 100 milioni di dollari che porterebbe gli asset under management a oltre 300 milioni di dollari. La strategia di investimento resta ampia, ma il focus più recente appare concentrato su alcune aree precise: AI, cybersecurity, deep tech e health tech. Sono settori che rafforzano la distanza dall’investimento consumer più ovvio e dal perimetro musicale in senso stretto. Mantis non investe soltanto in prodotti vicini all’immagine pubblica dei Chainsmokers, ma in mercati dove contano tecnologia, accesso commerciale, credibilità presso i fondatori e capacità di stare dentro round competitivi. Il portafoglio riflette questa ampiezza. Tra le società citate pubblicamente compaiono nomi come Rogo, StackBlitz, Stability AI, Kalshi, Pipe, Figment, MoonPay, Arta Finance, Public, Bitso, Casa, Chainguard, Underdog, Dandy, Coinbase e Rupa Health. Mantis può vantare anche varie exit nel proprio percorso. Tra queste figurano Superhuman, email client e AI email agent acquisito da Grammarly per un importo non dichiarato, e Step Mobile, app bancaria focalizzata sulla Gen Z acquistata da Beast Industries, la società di MrBeast. Anche in questo caso non basta il nome di una exit per misurare i ritorni effettivi del fondo, ma il segnale è utile: il portafoglio non è più soltanto una raccolta di partecipazioni di tipo early-stage; comincia a produrre liquidità e validazioni industriali. La varietà del portafoglio è uno dei dati più interessanti. Un fondo co-fondato da due artisti pop avrebbe potuto restare nel territorio più ovvio: app di tipo consumer, strumenti per creatori, piattaforme musicali, social media, fan engagement, prodotti lifestyle, marchi D2C. Mantis invece si è spostata anche verso settori molto meno immediati, spesso di tipo B2B, più tecnici, meno appariscenti e meno direttamente collegati all’immagine pubblica dei Chainsmokers. Il valore aggiunto rivendicato da Mantis è soprattutto relazionale e commerciale. I Chainsmokers hanno suonato per anni in contesti privati, eventi corporate, festival, brand experience e occasioni frequentate da dirigenti, investitori, imprenditori e figure di vertice. Quel network, nato dalla musica, viene trasformato in uno strumento di venture capital: introduzioni, accesso a clienti, connessioni con potenziali partner, recruiting, branding, storytelling, go-to-market, reputazione. In questo senso, Mantis prova a convertire un capitale accumulato attraverso la carriera artistica in un asset operativo per i fondatori. Nel celebrity investing tradizionale, l’artista porta spesso visibilità, aspirazione e pubblico. Può rendere un prodotto più desiderabile, può comunicare a una fanbase, può fare endorsement. Mantis cerca invece di collocarsi su un livello diverso più su accesso che su reach, più su introduzioni che solo promozione, più sulla capacità di aprire porte in ambienti corporate, tecnologici e finanziari che solo sull’immagine. Un episodio sintetizza bene questo incrocio tra musica, tecnologia enterprise e relazioni corporate: Alex Pall è apparso sul palco con Satya Nadella, CEO di Microsoft, durante un evento a San Francisco in cui The Chainsmokers hanno anche suonato. Mostra il tipo di contesto in cui si muove Mantis: non solo palchi musicali, ma ambienti in cui intrattenimento, big tech, relazioni e capitale si incontrano. Il caso della cybersecurity rende bene il senso di questa evoluzione. Mantis ha investito in startup di sicurezza e privacy e ha costruito una reputazione crescente anche in quell’area, pur non essendo nata come fondo specializzato nel comparto cyber. iVerify è una società nata da Trail of Bits e focalizzata sull’individuazione di attività sospette e malware su dispositivi iOS e Android. Pall ha collegato il proprio interesse per il tema anche a un’esperienza diretta: l’hacking dell’account Twitter dei Chainsmokers, avvenuto mentre il duo si trovava a Londra. Da quell’episodio personale deriva una sensibilità più concreta verso sicurezza digitale, privacy e identità online. La presenza in ambienti come Black Hat e il lavoro intorno a società come Chainguard, attiva nella software supply chain security, confermano il tentativo di portare il valore relazionale dei fondatori anche in settori tecnici e meno immediatamente pop. La piattaforma celebrity, quindi, non viene usata solo per vendere prodotti consumer. Viene impiegata per dare visibilità, contesto, relazioni e accesso a società che operano in aree spesso lontane dall’immaginario musicale. È uno spostamento importante: dall’artista come megafono all’artista come connettore. Il che spiega la distanza progressiva dalla categoria più limitante del celebrity investing. Essere famosi può aprire le prime porte, ma non garantisce continuità. Un fondatore B2B non sceglie un investitore solo perché ha milioni di ascoltatori o una presenza globale nello spettacolo. Lo sceglie se può aiutarlo a vendere, assumere, posizionarsi, raccogliere altri capitali, costruire credibilità o raggiungere interlocutori difficili. Mantis prova a dimostrare che la fama musicale, se organizzata dentro una struttura professionale, può diventare una forma di distribuzione relazionale. La crescita dei fondi conferma questa ambizione. Il passaggio da 35 milioni a 80 milioni e poi a 100 milioni indica che Mantis ha ottenuto più di una validazione iniziale dal mercato. La possibile raccolta di un quarto fondo da 100 milioni rafforzerebbe ulteriormente questa lettura. Mantis non è un gigante del venture capital. Resta una piattaforma relativamente contenuta rispetto ai grandi nomi del settore, ma già abbastanza grande da non poter essere liquidata come esperimento laterale. (continua)