(segue dalla prima parte) Analisi Mantis è interessante per il music business proprio perché non è un fondo musicale. Non nasce per investire soltanto in music tech, creator economy, fan engagement o startup collegate direttamente agli artisti. Il suo valore analitico sta altrove: mostra una possibile evoluzione dell’artista-imprenditore nell’economia dell’attenzione, della tecnologia e del capitale. Per anni il discorso sull’artista come imprenditore si è concentrato soprattutto su partnership basate sul co-branding, sulla sponsorship di articoli da merchandising, sulla promozione di festival - magari, in parte, regolate da equity deal. Pall e Taggart spostano il ragionamento. La fama artistica non viene usata solo per vendere prodotti o sostenere campagne, ma per alimentare un veicolo finanziario generalista, capace di investire anche in tecnologie lontane dal palcoscenico. La musica resta l’origine dell’accesso. Senza la carriera dei Chainsmokers, Mantis non avrebbe la stessa rete, lo stesso capitale simbolico, la stessa capacità di entrare in conversazioni con marchi, gruppi industriali, imprenditori e individui di alto profilo. Le performance, i private show, gli eventi, le relazioni con aziende e sponsor hanno prodotto nel tempo un patrimonio relazionale. Mantis è il tentativo di trasformare quel patrimonio in una funzione finanziaria, con l’artista che oltre alla propria audience, monetizza la propria posizione dentro una rete di relazioni. La fanbase resta importante, ma non è l’unico asset. Conta anche l’accesso a CEO, founder, fondi, brand, executive, investitori, eventi privati, community professionali. La carriera musicale genera relazioni che, se organizzate, possono diventare infrastruttura di investimento. Se nel celebrity investing classico l’artista porta visibilità a una startup, nel modello Mantis l’artista aiuta la startup a entrare in una rete. La differenza? Il primo modello lavora soprattutto sulla comunicazione. Il secondo lavora sull’accesso. Il primo usa la fama come amplificatore. Il secondo prova a usare la fama come capitale relazionale. D’altra parte, la visibilità può essere utile, ma è spesso volatile, laddove l’accesso può essere più raro e più difendibile: una startup tecnologica può avere più bisogno di una presentazione a un potenziale cliente enterprise che di un post social o di una campagna pop. Mantis prova a collocarsi in questo spazio. Gli investimenti in mercati più tecnici invece che soltanto in app musicali o consumer brand raccontano qualcosa di ulteriore sull’evoluzione della celebrità nell’economia contemporanea. La celebrity non è più soltanto un volto. Può diventare un nodo di distribuzione, un canale di fiducia, un acceleratore relazionale. Nel caso di Mantis, Pall e Taggart provano a dimostrare che la notorietà globale può essere organizzata in forma di venture platform, purché venga affiancata da competenze professionali, disciplina di investimento e capacità di supporto reale ai fondatori. La presenza di partner come Koch ed Evans è decisiva proprio per questo. Con una struttura professionale, il capitale culturale dei Chainsmokers può diventare una componente di un prodotto finanziario più credibile e l’equilibrio tra accesso fornito dalla celebrità e disciplina negli investimenti è il cuore dell’operazione. Naturalmente non tutti gli artisti possono replicare questo percorso. Servono scala globale, network, credibilità, partner finanziari e, soprattutto, la disponibilità a lavorare su settori che non coincidono con la propria immagine pubblica. Mantis mostra però che il salto è possibile. La piattaforma musicale produce attenzione. L’attenzione produce relazioni. Le relazioni possono produrre accesso. L’accesso, se organizzato, può diventare valore per startup e investitori. È una catena molto diversa da quella tradizionale del music business, ma nasce comunque dalla musica. C’è anche un elemento reputazionale. Per essere presi sul serio nel venture capital, Pall e Taggart devono progressivamente far pesare meno il fatto di essere Chainsmokers e far pesare di più il fatto di essere partner utili. All’inizio la notorietà apre conversazioni ma, nel tempo, la reputazione si costruisce sulla qualità del lavoro: fondatori soddisfatti, accordi competitivi, capacità di aiutare le società, performance del portafoglio. E la crescita degli AUM (asset under management) indica che una parte del mercato ha già concesso questa possibilità a Mantis. Per il music business, è una storia significativa proprio nella misura in cui amplia la definizione di valore artistico: ecco artisti che non generano valore solo quando registrano, pubblicano, suonano dal vivo o vendono diritti. Ed è anche un segnale della crescente permeabilità tra intrattenimento, tecnologia e finanza. Gli artisti frequentano marchi, industria, piattaforme, fondi, festival, conferenze tecnologiche, eventi privati, ecosistemi di innovazione. Le startup cercano capitali, ma anche visibilità, partnership, credibilità e accesso. In mezzo, figure come i Chainsmokers possono provare a svolgere un ruolo nuovo, che supera quelli di intrattenitori, ambasciatori e angel investor e li converte in operatori di una rete che collega cultura pop e capitale tecnologico. Mantis resta un caso da seguire soprattutto per capire se questa conversione può reggere nel lungo periodo. Di nuovo: la notorietà può portare attenzione, ma il venture richiede risultati. Se riuscirà a consolidare portafoglio, reputazione ed exit, diventerà un esempio forte di artista-imprenditore evoluto. Se invece resterà soprattutto un veicolo sostenuto dalla fama iniziale, verrà riassorbita nella categoria più debole del celebrity investing.