In una nota diffusa oggi, venerdì 28 marzo, Confindustria Cultura Italia - insieme agli autori e alle imprese culturali e creative europee - ha denunciato l’inadeguatezza delle norme attuative dell’AI Act, testo europeo che mira a regolamentare i rapporti tra il settore creativo e le società sviluppatrici di modelli di intelligenza artificiale generativa. “Se le misure attuative saranno quelle delineate nella terza bozza, l’AI Act fallirà completamente l’obiettivo che si era dato e si aprirà il varco a plateali violazioni delle norme europee sul diritto d’autore a danno dei cittadini, degli autori, delle imprese”, ha dichiarato il presidente di Confindustria Cultura Italia (CCI) e dell’Associazione Italiana Editori (AIE) Innocenzo Cipolletta: “Insieme a tutte le associazioni degli autori e delle industrie culturali e creative europee respingiamo l’attuale testo e chiediamo che Commissione, Europarlamento e Stati membri ne denuncino l’inadeguatezza”. “Se fosse approvato così com’è, il Codice di condotta violerebbe l’AI Act e la Direttiva Copyright”, ha aggiunto Cipolletta: “Si crea un porto sicuro per le big-tech, sollevandole dalla responsabilità di rispettare concretamente il diritto d’autore europeo e di agire con trasparenza. E si dice ai titolari dei diritti di farsi una ragione del fatto che le big-tech abbiano abusivamente utilizzato le loro opere. Una sorta di amnistia per poche e ricchissime persone a danno di milioni di cittadini europei: autori, interpreti, esecutori, traduttori, giornalisti, editori, produttori, lavoratori delle industrie creative…”. “Confindustria Cultura Italia insieme a tutti gli autori e alle industrie culturali e creative europee ricorda che l’intento dell’AI Act europeo è quello di consentire lo sviluppo di un’AI responsabile e garantire che i settori culturali e creativi possano continuare a prosperare nei territori europei”, ha concluso Cipolletta: “In netto contrasto con questo obiettivo, la terza bozza del Codice di condotta stabilisce uno standard di attuazione che mina gli obiettivi dell’AI Act, contravviene al diritto dell’UE e ignora la volontà del legislatore europeo. La terza bozza è quindi del tutto inaccettabile”. Secondo Confindustria Cultura le attuali misure attuative dell’AI Act “deresponsabilizzano i fornitori di servizi di Intelligenza Artificiale prevedendo, al posto del rispetto delle leggi, l’attuazione di ‘sforzi ragionevoli’ per la tutela del diritto d’autore, aprendo così la porta sia all’utilizzo dei contenuti senza rispettare la riserva dei titolari dei diritti, sia all’utilizzo di contenuti piratati. I fornitori, infatti, non hanno più l’obbligo di verificare con dovuta diligenza che i data set terzi utilizzati nell’addestramento non contengano contenuti provenienti da fonti illecite”. “Inoltre, sono eliminati i requisiti di trasparenza”, conclude Confindustria Cultura: “I fornitori di servizi di AI non sono tenuti a spiegare se e come rispettano le richieste di autori, artisti e titolari dei diritti che vengono obbligati, in totale violazione rispetto alla norma primaria, a utilizzare un sistema di riserva obsoleto, il file robots.txt, che è vecchio di trent’anni, progettato per un altro scopo e che in tutta evidenza è stato scelto perché favorisce unicamente le big tech”.