Napster, il brand legato al software di file sharing che a inizio anni Duemila innescò - dolorosamente, per il settore - la rivoluzione digitale dell’industria discografica, ha abbandonato ufficialmente lo streaming musicale, segmento al quale si stava dedicando dal 2016, quando raccolse l’eredità di Rhapsody: a darne annuncio, riferisce DMN e conferma l’edizione americana di Vice, è la stessa azienda attraverso un messaggio rivolto ai propri abbonati. "Napster non è più un servizio di streaming musicale”, hanno spiegato i gestori nella comunicazione diramata: “Siamo diventati una piattaforma di intelligenza artificiale per creare e vivere la musica in modi nuovi. Ciò significa che il catalogo di streaming e le playlist della vecchia app non funzioneranno più". La svolta dell’azienda, che all’inizio dello scorso anno era stata acquisita da Infinite Reality per 207 milioni di dollari, era stata anticipata a novembre da Edo Segal, CTO di Napster, in un’intervista a MakeUsoOf. “Consideriamo quella che stiamo vivendo come una nuova epoca per l’azienda”, aveva spiegato Segal: “L'ultima volta che Napster ha vissuto un’epoca simile è stato quando abbiamo davvero rivoluzionato l'intero settore dei media. Oggi stiamo vivendo una situazione analoga, nella quale l'intelligenza artificiale ci sta sostanzialmente trasformando tutti in creatori. Non siamo solo consumatori di contenuti: possiamo creare contenuti con una fedeltà più elevata”.