Due ore e mezza, ovvero - minuto più, minuto meno - la durata del primo capitolo della saga cinematografica di “Avatar”: questo, in media, il tempo che la metà degli ascoltatori americani tra i 18 e i 44 anni dedicherebbe, ogni settimana, all’ascolto di canzoni generate da modelli di intelligenza artificiale generativa. A rivelarlo è uno studio condotto da Morgan Stanley sulle abitudini degli appassionati di musica d’oltreoceano: secondo l’indagine il 60% degli intervistati con un’età compresa tra i 18 e i 29 anni ascolta in media 3 ore di musica creata con l’AI ogni settimana. L’incidenza del dato cala, proporzionalmente, con crescere dell’età: il tempo di ascolto settimana scende a 2,5 ore per i 30-44enni, per poi calare ulteriormente a 1,1 ore per il 25% dei 45-65enni e crollare a 0,1 per per ascoltatori a ascoltatrici ultrasessantacinquenni. La maggior parte dei contenuti musicali sintetici, rivela lo studio, viene fruito non tramite DSP tradizionali, ma su TikTok e Youtube. Questo dettaglio spiega perché la penetrazione di produzioni “sintetiche” sia così alta. Servizi streaming come Spotify e Deezer hanno adottato da tempo politiche atte ad arginare i contenuti AI sui propri server: mentre lo scorso settembre il DSP svedese aveva fatto sapere di aver cancellato oltre 75 milioni di “brani spam” generati dall’AI, il servizio streaming francese aveva inaugurato, già all’inizio dello scorso anno, un osservatorio trimestrale sulla presenza di tracce generate da modelli generativi nella propria offerta. L’ultimo dei report al riguardo diffusi da Deezer, a metà dello scorso novembre, conteneva un dato che - almeno parzialmente - contribuisce a spiegare il risultato della ricerca di Morgan Stanley: il 97% degli ascoltatori, messi alla prova da un blind test di ascolto di due brani - un realizzato con l’AI, l’altro no - non è stato in grado di riconoscere l’opera sintetica da quella “naturale”. Deezer, tuttavia, segnala con un tag apposito di contenuti AI erogati dal proprio servizio: TikTok e Youtube, per il momento, non hanno ancora implementato nella propria offerta un’opzione analoga.