Secondo quanto riportato dal quotidiano nigeriano Vanguard, Wizkid sarebbe diventato il primo artista africano a superare la soglia dei 10 miliardi di stream complessivi su Spotify, considerando l’intero perimetro dei suoi crediti discografici. Va annotato che il traguardo include anche una delle collaborazioni più rilevanti della storia recente dello streaming, “One Dance” con Drake, pubblicata nel 2016, che si avvicina da sola ai 4 miliardi di stream. Il dato implica però che circa 6 miliardi di ascolti siano distribuiti in modo più uniforme tra il catalogo solista dell’artista nigeriano e le altre collaborazioni, confermando una profondità di consumo che va oltre il singolo successo globale. Wizkid conta attualmente poco più di 14 milioni di ascoltatori mensili sulla piattaforma. Nello stesso articolo, Vanguard fornisce una panoramica più ampia sugli artisti africani con i maggiori volumi di stream cumulativi su Spotify, delineando un quadro di netta predominanza nigeriana. Subito dietro Wizkid si colloca Burna Boy con 9,5 miliardi di stream, seguito da Rema (5,6 miliardi), Tems (4,4 miliardi), Ayra Starr (3,3 miliardi) e da Tyla, che con 3,7 miliardi rappresenta una delle presenze più forti al di fuori dell’asse nigeriano. Questo schema trova riscontro anche in ranking internazionali basati sui dati di Spotify, che mostrano come la scena nigeriana domini le classifiche africane dello streaming globale, pur lasciando spazio a una crescita significativa di artisti provenienti da altri contesti regionali. All’interno di questo scenario, Burna Boy emerge come figura ormai consolidata e strutturale. La sua traiettoria lo ha reso uno dei principali punti di connessione tra la scena afrobeats africana e i mercati internazionali, contribuendo in modo decisivo alla normalizzazione della presenza di artisti africani nelle playlist globali e nei flussi di consumo mainstream. Accanto a lui, una generazione più giovane sta rafforzando ulteriormente il posizionamento del continente: Ayra Starr e Tems non si limitano a comparire nelle classifiche, ma incarnano un fenomeno culturale e commerciale in espansione, con risultati che includono primati femminili nigeriani in termini di ascolti, certificazioni e performance nelle chart internazionali. Anche Rema gioca un ruolo chiave in questa dinamica. Progetti come Rave & Roses Ultra hanno superato i due miliardi di stream su Spotify, mentre il singolo “Calm Down” ha aperto in modo definitivo le porte di numerosi mercati extra-africani, diventando uno dei casi più evidenti di crossover globale dell’afrobeats. Parallelamente, l’aumento della presenza di artisti africani nelle playlist editoriali e user-generated, insieme alla diffusione internazionale di generi come afrobeats e amapiano, ha moltiplicato le occasioni di esposizione e ascolto su scala mondiale. Il contesto più ampio conferma che questa crescita non è episodica. Secondo analisi pubblicate anche da media internazionali come The Guardian, la musica africana – e in particolare quella nigeriana – ha beneficiato in modo diretto della globalizzazione dei canali di fruizione, dall’impatto di TikTok fino alla centralità di Spotify e YouTube, oltre che di investimenti crescenti da parte dell’industria internazionale. Città come Lagos si sono trasformate in veri hub creativi e industriali, capaci di produrre artisti con una rilevanza ormai strutturale nei flussi globali. Nel loro insieme, i dati citati da Vanguard e le metriche diffuse da Spotify restituiscono l’immagine di un fenomeno maturo: gli artisti africani non stanno semplicemente accumulando numeri record, ma stanno ridefinendo in modo stabile il panorama dello streaming internazionale. In testa a questo movimento si colloca la scena nigeriana, con figure come Wizkid, Burna Boy, Rema, Tems e Ayra Starr, affiancate da realtà emergenti di altri paesi, in un ecosistema che incide sempre più profondamente su playlist, comportamenti di ascolto e gerarchie del mercato globale.