Le tre multinazionali dell’industria discografica ed editoriale - Universal Music, Sony Music e Warner Music - e Spotify hanno depositato una causa legale nei confronti del collettivo di attivisti digitali noti come Anna’s Archive, autodenunciatisi come responsabili - alla fine dello scorso mese di dicembre - della copia di backup (ovviamente illegale) dell’intero catalogo reso disponibile dal DSP svedese. Il procedimento è stato depositato presso la corte distrettuale di New York. L’ingiunzione chiede ad Anna’s Archive la cessazione immediata della distribuzione delle opere coperte da copyright sottratte illegalmente, la disabilitazione dei domini collegati al collettivo, e la cancellazione dei servizi di hosting fornita da piattaforme come Cloudfare per i contenuti contestati. "Anna's Archive ha già pubblicato i metadati che aveva illegalmente recuperato, definendoli ‘il più grande database di metadati musicali pubblicamente disponibile’", si legge nel documento presentato dai querelanti: "Ancora più allarmante è che l'Anna's Archive ha minacciato di pubblicare in massa e distribuire liberamente al pubblico le sue copie pirata dei file di registrazione audio, senza autorizzazione o compenso per i titolari dei diritti interessati. (...) Tale violazione diffusa e illegale danneggerebbe irreparabilmente l'industria musicale, anc he interferendo materialmente con il diritto e la capacità delle case discografiche ricorrenti di controllare il proprio catalogo musicale e di applicare una tariffa di mercato equa per la propria musica, e minando i diritti dei licenziatari delle case discografiche ricorrenti, come Spotify, di sfruttare le proprie licenze e generare entrate dalle opere delle case discografiche ricorrenti". Come risarcimento, major e Spotify chiedono fino a 150mila dollari per ogni opera oggetto di violazione, ai quali si sommano 2500 per ogni azione in violazione del Digital Millennium Copyright Act. In base ai dati forniti, l’ammontare dei danni supererebbe i 13mila miliardi di dollari.