<p style="text-align:left"><span><span><span><span><span>A giudicare dalla data di uscita di questo </span></span></span><span><span><span><a href="https://musicbiz.rockol.it/news-749478/apple-music-e-le-frodi-nello-streaming-siamo-sotto-l-1">articolo</a></span></span></span><span><span><span>, siamo in quel periodo dell’anno in cui a Apple Music si fanno i conti con la pirateria in streaming. Questa volta il portavoce è diverso, ma i dati sono impattanti. Apple Music ha dichiarato di avere identificato e demonetizzato fino a due miliardi di stream fraudolenti nel corso del 2025, secondo quanto Oliver Schusser, dirigente di lungo corso dell’azienda, ha riferito in un’intervista a <em>The Hollywood Reporter.</em></span></span></span></span></span></p> <p style="text-align:left"><span><span><span><span><span>Schusser ha descritto l’approccio di Apple alla lotta contro la manipolazione dello streaming come estremamente pervasivo: ogni singolo ascolto viene verificato e validato, e quando emergono attività fraudolente gli stream vengono rimossi, esclusi dalle classifiche e il denaro generato viene sottratto ai beneficiari illegittimi e reinserito nel revenue pool, affinché torni a remunerare gli artisti “onesti”.</span></span></span></span></span></p> <p style="text-align:left"><span><span><span><span><span>Dichiarazioni che giungono mentre Apple Music introduce sanzioni finanziarie più severe per i distributori che fungono da canale per brani coinvolti in frodi, raddoppiando la percentuale di ricavi trattenuta come penale. L’obiettivo dichiarato è esplicito: togliere valore economico a chi bara e rimetterlo nel sistema. </span></span></span></span></span></p> <p style="text-align:left"><span><span><span><span><span>Apple rivendica, inoltre, che meno dell’1% degli stream sulla piattaforma sia manipolato, con una stima che si aggira intorno al solo 0,3% del totale globale.</span></span></span></span></span></p> <p style="text-align:left"><span><span><span><span><span>Sul fronte dell’intelligenza artificiale, Schusser respinge per ora l’ipotesi di un <a href="https://musicbiz.rockol.it/news-756427/bandcamp-stop-alla-musica-generata-dalla-ai"><em>ban</em> generalizzato della musica generata dall’AI</a>, sostenendo che l’industria non abbia ancora definito in modo condiviso cosa debba essere considerato “AI” nella musica: songwriting, produzione, voce o stile. Nel frattempo, Apple sta sviluppando tecnologia interna per comprendere i contenuti musicali e supportare l’esperienza di ascolto, lasciando intendere che questi strumenti possano già influire su playlist e raccomandazioni.</span></span></span></span></span></p> <h3 style="text-align:left"><span><span><span><span><span><span>Cosa emerge dai dati e dalle dichiarazioni</span></span></span></span></span></span></h3> <p style="text-align:left"><span><span><span><span><span>Apple sta spostando la lotta alla frode dal piano puramente tecnico a quello economico e industriale. Non si limita più a rimuovere stream falsi, ma introduce meccanismi che rendono la frode un’attività strutturalmente svantaggiosa lungo la filiera, colpendo chi gestisce la distribuzione e non solo chi carica i contenuti.</span></span></span></span></span></p> <p style="text-align:left"><span><span><span><span><span>Inoltre la comunicazione sullo 0,3% di stream manipolati svolge una funzione strategica precisa. Da un lato rafforza l’immagine di Apple Music come piattaforma “pulita”; dall’altro legittima l’intervento diretto di Apple sul revenue pool, presentandolo non come arbitrio, ma come tutela dell’equilibrio complessivo del sistema. I miliardi di stream rimossi diventano così una dimostrazione di capacità di applicazione delle regole invece che un'ammissione di fragilità.</span></span></span></span></span></p> <p style="text-align:left"><span><span><span><span><span>Infine, riguardo all’AI, il rifiuto attuale della messa al bando non coincide con una posizione permissiva, ma suona piuttosto come una presa di tempo regolatoria. Apple segnala che il problema non è se vietare o meno l’AI, ma come definirla e governarla. Nel frattempo, il controllo sulla visibilità — playlist, raccomandazioni, discovery — diventa lo strumento principale di regolazione, più efficace di qualsiasi divieto formale.</span></span></span></span></span></p> <h3 style="text-align:left"><span><span><span><span><span>Un confronto tra Apple, Spotify e Deezer</span></span></span></span></span></h3> <p style="text-align:left"><span><span><span><span><span>Il posizionamento di Apple Music è definito anche dal confronto con quello di due altri streaming provider.</span></span></span></span></span></p> <p style="text-align:left"><span><span><span><span><span>Deezer ha adottato una linea molto più esplicita e normativa rispetto ai contenuti generati con AI, <a href="https://musicbiz.rockol.it/news-756701/deezer-continua-a-crescere-l-impatto-dell-ai-negli-upload">come si legge ripetutamente anche nel suo spazio <em>NewsRoom</em></a>: oltre a sviluppare strumenti di rilevamento che identificano e contrassegnano i brani con generazione artificiale, la piattaforma ha reso pubblici dati molto alti sull’incidenza delle frodi legate a questi contenuti, con report secondo cui fino all’85% degli stream AI potrebbe essere fraudolento quando non opportunamente filtrato. Un approccio che evidenzia un uso di dati e strumenti di identificazione non solo per mitigare il problema, ma per contestualizzarlo e comunicarlo pubblicamente.</span></span></span></span></span></p> <p style="text-align:left"><span><span><span><span><span>Spotify, invece, ha annunciato misure di protezione e sistemi per <a href="https://musicbiz.rockol.it/news-754299/spotify-cancellati-oltre-75-milioni-di-brani-spam">individuare e rimuovere contenuti fraudolenti e potenziali deepfake</a>, ma non ha adottato un ban totale delle tracce AI né una classificazione automatica dei contenuti generati artificialmente. La piattaforma interviene prevalentemente quando emergono frodi o casi evidenti, trattandoli in modo reattivo e caso per caso, piuttosto che tramite una cornice normativa interna completamente definita.</span></span></span></span></span></p> <p style="text-align:left"><span><span><span><span><span>Differenze, queste, non sono solo di <em>policy</em>, ma anche di ruolo: se Apple pare proporsi come custode del valore dello streaming, Spotify - leader di mercato - è la piattaforma “di scala” che affronta la frode ancora senza una regola univoca di etichettatura AI, laddove Deezer cerca distinzione attraverso regole esplicite e comunicabili.</span></span></span></span></span></p> <h3 style="text-align:left"><span><span><span><span><span>Label e distributori…?</span></span></span></span></span></h3> <p style="text-align:left"><span><span><span><span><span>Per label e distributori, il messaggio che arriva da Apple è molto concreto. La compliance non è più un tema marginale o puramente legale, ma un costo industriale vero e proprio. Se un distributore permette il passaggio di stream manipolati, oggi su Apple Music perde direttamente ricavi. Questo sposta il rischio lungo la filiera e rende inevitabile una maggiore selezione a monte, sia sui contenuti sia sui volumi anomali.</span></span></span></span></span></p> <p style="text-align:left"><span><span><span><span><span>Nel medio periodo, questo approccio potrebbe favorire la concentrazione, poichè solo chi ha risorse e sistemi adeguati potrà sostenere <em>audit</em>, controlli e potenziali penali. Il tradizionale modello “carico tutto e poi si vedrà” diventa sempre meno sostenibile. Le <a href="https://musicbiz.rockol.it/news-756752/concord-e-distrokid-le-voci-sulle-acquisizioni-e-apple">voci su BMG e Distrokid</a>, in tal senso, potrebbero suonare coerenti con questo tipo di scenari.</span></span></span></span></span></p> <p style="text-align:left"><span><span><span><span><span>Sul fronte dell’AI, il messaggio - da leggere anche nel contesto degli accordi tra major e piattaforme di AI musicale - pare essere quello secondo cui l’assenza di una messa al bando non equivale a libertà totale. Dato che chi controlla la visibilità controlla il valore economico, le label dovranno iniziare a distinguere in modo strutturato tra AI assistita e AI generativa autonoma, oltre a trattare voce, stile e likeness come asset contrattuali separati.</span></span></span></span></span></p> <p style="text-align:left"><span><span><span><span><span>In definitiva, il segnale più forte che arriva da Apple è che il futuro dello streaming non si giocherà solo sulla quantità di contenuti disponibili, ma sulla legittimità dei flussi che li sostengono e sulla capacità degli intermediari di governarli. Chi non è in grado di farlo, rischia di restare nel sistema solo nominalmente — senza partecipare davvero alla redistribuzione del valore.</span></span></span></span></span></p>