Uno studio basato su un sondaggio condotto su 330 manager musicali in oltre 30 Paesi condotto dalla EMMA (European Music Managers Alliance) ha generato un report, pubblicato alla fine della scorsa settimana, che presenta «un quadro dettagliato di una professione altamente qualificata ma strutturalmente fragile, plasmata dalla volatilità dei redditi, dal rischio legato al touring, dalle barriere nell’accesso ai finanziamenti e da crescenti pressioni sul benessere». Tra i risultati emerge che il 56,3% dei rispondenti ha dichiarato che i propri risparmi personali e il proprio reddito rappresentano la principale fonte di investimento nelle carriere dei loro artisti. Il sondaggio ha inoltre rilevato che il touring continua a essere la fonte di ricavi più significativa per gli artisti — anche se molti manager riferiscono ancora di andare in pareggio o di operare in perdita per quanto riguarda l’attività live. I manager, inoltre, si fanno carico di un numero di responsabilità in continua crescita: organici ridotti al minimo, finanze frammentate e orari di lavoro molto lunghi contribuiscono a modelli di business insostenibili. EMMA chiede un riconoscimento da parte dell’industria e un cambiamento negli standard di lavoro dei manager, che includa un migliore accesso agli investimenti e un ampliamento della formazione manageriale. "I manager non sono fornitori di servizi: sono costruttori di business creativi e imprenditoriali", ha dichiarato la direttrice esecutiva di EMMA, Jess Partridge. "Hanno bisogno di un supporto maggiore se il mercato musicale europeo vuole competere ai massimi livelli". Riconoscere la professione Il report EMMA si inserisce in una discussione più ampia (sia a livello europeo sia nazionale nel Regno Unito) sulla necessità di riconoscere il management come attore imprenditoriale chiave all’interno dell’ecosistema musicale. La ricerca, infatti, rientra nel progetto EMMpower, un’iniziativa triennale co-finanziata dall’Unione Europea pensata per rafforzare le imprese di management musicale attraverso formazione, mentoring, networking e attività di advocacy, con l’obiettivo di rendere il settore più solido e competitivo. I dati emersi mettono inoltre in luce aspetti strutturali rilevanti: oltre la metà dei manager intervistati sono donne, ma persistono disparità di reddito e di stabilità professionale, a conferma di un settore dinamico ma fragile anche sul piano dell’equità. Il quadro delineato da EMMA trova riscontro in altre analisi europee che descrivono il management come un insieme di micro-imprese e freelance, spesso remunerati a commissione o su base consulenziale, con un’elevata esposizione al rischio e una forte dipendenza dai risultati degli artisti rappresentati. A questo si aggiungono criticità sistemiche, tra cui la difficoltà di accesso a strumenti finanziari adeguati, la mancanza di trasparenza nei flussi di royalty e l’assenza di meccanismi di supporto specifici per coprire il rischio legato al touring. In parallelo, report e prese di posizione del Music Managers Forum britannico confermano da anni tendenze simili nel Regno Unito: un ampliamento continuo delle competenze richieste ai manager, investimenti diretti nelle carriere degli artisti e crescenti pressioni sulla sostenibilità economica e sul benessere personale, rafforzando l’idea che senza un riconoscimento strutturale del loro ruolo il management resti uno dei pilastri più esposti dell’industria musicale. EMMA La European Music Managers Alliance (EMMA) è un’organizzazione che rappresenta i manager musicali in Europa con l’obiettivo di dare voce alla categoria e promuovere condizioni di lavoro più eque, sostenibili e riconosciute a livello industriale. EMMA raccoglie dati e produce ricerche sulla professione del management musicale, lavora per aumentare il riconoscimento del ruolo dei manager nell’ecosistema dell’industria e promuove un migliore accesso al finanziamento e formazione professionale per manager e team.