Le temperature polari di questi giorni sembrano adattarsi bene al clima gelido che si respira da qualche tempo nell’industria discografica mondiale. Le cifre riguardanti le vendite di supporti musicali nei primi sei mesi del ‘97, diffuse dalla federazione internazionale dell’industria, IFPI, non inducono certo all’ottimismo. La colonnina del mercato è scesa sotto lo zero: le quantità di CD, cassette e dischi in vinile vendute nei 41 paesi tenuti sotto osservazione dall’IFPI sono scese del 4 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, e contemporaneamente ha subito una flessione anche il fatturato delle case discografiche, espresso in dollari Usa (- 0,3 per cento, ma la caduta sarebbe ancora più evidente se si tenesse conto del tasso di inflazione). E’ crollata ancora, come previsto, la domanda di musicassette: -19 per cento a livello mondiale, mentre negli Stati Uniti, che solo due anni fa mostravano ancora un grande attaccamento al supporto, il tonfo è stato addirittura del 27 per cento. Ma anche per il compact disc il tempo delle vacche grasse sembra essere definitivamente terminato. Schiacciati dalla crisi economica, distratti da altre opportunità di spesa, completata la sostituzione delle vecchie collezioni di LP in vinile con i dischetti digitali, i consumatori hanno rallentato di molto il ritmo degli acquisti: un fenomeno che a molti osservatori sembra irreversibile e che non può essere controbilanciato dall’esplosione di popolarità dei Cd singoli, cresciuti in questi sei mesi di altri 12 punti percentuali. E così, nel primo semestre del ‘97, sono addirittura otto le nazioni ad avere acquistato meno Cd rispetto all’anno scorso: tra queste, paesi leader del mercato mondiale come gli stessi Stati Uniti, la Gran Bretagna e la Francia. Mentre le "tigri" asiatiche cominciano a ritirare le unghie (il crollo delle vendite di Cd e cassette nel Sud Est asiatico è pari a quello della borsa di Hong Kong: - 14 per cento, e le previsioni sono ancora più pessimistiche), l’industria discografica si aggrappa alla sua anima latina e ai paesi del Centro e Sud America, gli unici in cui il mercato del disco continua a dimostrarsi florido. Argentina, Bolivia, America Centrale, Messico e Venezuela hanno registrato tutti tassi di crescita del fatturato musicale compresi tra il 17 e il 21 per cento: i Ramazzotti, i Bocelli, le Pausini e gli altri divi nazionali da esportazione, insomma, possono continuare a sorridere. E a proposito dell’Italia, il Bel Paese è l’unico affiliato IFPI, insieme con Thailandia e Taiwan, a non avere fornito dati aggiornati alla federazione internazionale e dunque a non essere conteggiato nelle statistiche IFPI. Il fatto è che la FIMI, emanazione locale della stessa IFPI, non effettua rilevazioni semestrali: un bel contributo, non c’è che dire, alla tanto vagheggiata "trasparenza" del mercato.