La società di gestione di venue ASM Global ha condotto uno studio su un campione di 120mila appassionati di musica dal vivo americani elaborando oltre 8 milioni di informazioni relativi alle abitudini nelle frequentazioni degli eventi di musica dal vivo: dal report emerge come la fascia di pubblico più attrattiva per le imprese operanti nel settore live - quella tra i 18 e i 24 anni, mediaticamente identificata come Generazione Z - sia quella che ha radicalmente modificato le dinamiche di mercato del comparto. “Molte informazioni emerse dallo studio sono affascinanti, se non addirittura sorprendenti", ha spiegato Alex Merchán, Chief Marketing Officer di ASM: “I tempi in cui un biglietto si comprava basandosi esclusivamente sugli artisti in cartellone si stanno evolvendo, inglobando altri fattori che influenzano il processo decisionale. In parallelo a tutto ciò, è emerso il desiderio di esperienze olistiche più ampie, che includono un ambiente coinvolgente e altri momenti esperienziali”. Il concerto da solo, in sostanza, non basta più - come, tra l’altro, era già emerso nel rapporto di fine 2023 di Pollstar. I dati elaborati da ASM suggeriscono come a favorire i ricavi siano, da parte del pubblico più giovane, la ricerca di una “connessione emotiva, l'atmosfera e i momenti unici” con l’evento, elementi - questi - che portano la Generazione Z a investire di più nell’acquisto di biglietti. Più nel dettaglio, i fan di età compresa tra i 18 e i 24 anni spendono in media il 12% in più per assistere agli show rispetto alle altre fasce anagrafiche, restando per il 5% “più soddisfatti” rispetto alle aspettative maturate prima dell’evento. Secondo il sondaggio, a fare la differenza non è solo l’identità dell’headliner, ma anche gli aspetti collaterali all’esibizione dal vivo: la Gen Z, riferisce lo studio di ASM, non si accontenta più di “birra e popcorn”, ma si aspetta - anche in contesti tendenzialmente spartani come gli stadi - punti ristoro che sappiano proporre offerte più elaborate, che comprendano piatti vegani, vegetariani o senza glutine. Grande attenzione è riservata anche ad aspetti come la pulizia della venue, la sicurezza e il personale di assistenza al pubblico in servizio presso l’area del concerto, sia in fase di ingresso che in fase di uscita, senza dimenticare la comunicazione da parte dei promoter, che - per soddisfare le aspettative del pubblico - deve essere molto approfondita, soprattutto nelle settimane e nei giorni precedenti lo show. I fan tra i 18 e 24 anni, di certo, non si fanno spaventare dalle distanze - i cui standard, negli Stati Uniti, sono inevitabilmente diversi da quelli europei: il 47% degli intervistati ha infatti dichiarato di aver percorso più di 320 chilometri per assistere al concerto di uno dei propri artisti preferiti, ovvero - oltre all’inevitabile Taylor Swift - Doja Kat, Drake, Karol G e Rod Wave. Last but not least, la motivazione: cosa spinge la Gen Z a non lesinare in termini di spesa e impegno personale per assistere ai live? Secondo l’indagine, i giovani tra i 18 e i 24 anni amano andare ai concerti per “recuperare il tempo perduto” e “il legame con i propri performer preferiti” dopo l’astinenza forzata dagli eventi dal vivo imposta dalla pandemia tra i 2020 e il 2022.