GroupM, centro media di proprietà della conglomerata pubblicitaria WPP, vanta una tradizione di grande autorevolezza quanto a stime sul mercato pubblicitario. Fa dunque rumore quella più recente, che recita: “La forte performance dei principali venditori di pubblicità e l'espansione digitale hanno spinto la crescita degli investimenti pubblicitari globali al 9,5% quest'anno. L'industria supererà per la prima volta i 1.000 miliardi di dollari di ricavi totali nel 2024 (escludendo la pubblicità politica negli Stati Uniti) e crescerà di un ulteriore 7,7% nel 2025, raggiungendo i 1.100 miliardi di dollari.” GroupM ha aggiunto che si prevede una crescita della pubblicità digitale del 12,4% quest'anno e che nel 2025 rappresenterà il 72,9% del totale degli investimenti pubblicitari. Tuttavia, ha avvertito che la pubblicità audio dovrebbe registrare una crescita piatta nell'anno a venire. Si tratta di dati sono di un certo interesse per l'industria musicale: se le etichette discografiche e le piattaforme di streaming sono fortemente impegnate ad aumentare i ricavi da abbonamenti a pagamento, anche quelli derivanti dalla pubblicità a supporto della musica legale gratuita costituiscono un altro grande, per quanto difficoltoso, loro obiettivo. Il calo progressivo dei CPM (il parametro che indica il prezzo di acquisto di 1000 impression – le visualizzazioni di inserzioni online), per lo più riconducibile all’egemonia del quasi-duopolio Alphabet-Meta a livello globale, si fronteggia solo con incrementi di traffico e accessi – quelli che rendono YouTube una fucina di inserzioni ma anche quelli che piattaforme di Spotify vorrebbero monetizzare soprattutto sui podcast, per i quali non devono retrocedere commissioni agli aventi diritto dell’industria musicale.