L’Office of Fair Trading britannico (altrimenti noto come Ministero per l’Equità nei Rapporti Commerciali) ha invitato le autorità antitrust locali ad aprire un’inchiesta sulla progettata fusione tra <a href="http://www.rockol.it/search.php?s=Live+Nation&x=38&y=4" target="_blank" class="newsLink">Live Nation</a> e <a href="http://www.rockol.it/search.php?s=Ticketmaster&x=24&y=13" target="_blank" class="newsLink">Ticketmaster </a> (vedi <a href= "http://www.rockol.it/news-99018/Terremoto-nella-live-promotion--Forse-si-fondono-Live-Nation-e-Ticketmaster" target="_blank"class="newsLink">News</a>), sostenendo che sussistono “prospettive realistiche di una riduzione sostanziale della concorrenza”. L’OFT prospetta in particolare la possibilità che CTS Eventim, il principale concorrente internazionale di Ticketmaster nel settore della vendita dei biglietti di concerti, decida di non entrare nel mercato inglese in conseguenza del <i>merger</i>, o che ne risulti comunque fortemente indebolito; e ipotizza anche che Live Nation possa a sua volta condizionare la concorrenza limitando ad esempio l’accesso di promoter concorrenti all’agenzia di <i>ticketing</i> consorella: in entrambi i casi il danno si trasferirebbe ai consumatori, prevedibilmente costretti a pagare prezzi di ingresso più alti per gli spettacoli che si svolgono nel Regno Unito. “La musica dal vivo è un’industria in rapida crescita che attualmente vale circa 1,9 miliardi di sterline all’anno”, dice il senior director della OFT Ali Nikpay. “Ci aspettavamo che un ingresso di CTS, attraverso il suo contratto con Live Nation, portasse una nuova dinamica competitiva al mercato locale del <i>ticketing</i>”. <br> La Competion Commission inglese ha ovviamente una giurisdizione limitata al territorio nazionale: tuttavia, se dovesse accertare un rischio effettivo per la concorrenza, potrebbe obbligare le due società a disfarsi di una porzione degli <i>asset</i> che posseggono nel Regno Unito. Il suo verdetto sulla vicenda è atteso entro il 24 novembre.