Chi fermerà la rinascita del vinile, che le proiezioni 2009 sul mercato statunitense danno prossimo ai 3 milioni di pezzi venduti con un ulteriore incremento del 50 % già nei primi cinque mesi dell’anno ((vedi <a href="http://www.rockol.it/news-101409/Ricerca-Usa--il-digitale-vale-il-40---del-mercato-(ma-cresce-ancora-il-vinile)" target="_blank"class="newsLink">News</a>)? Le fabbriche di stampaggio, forse, che stavano scomparendo insieme alla materia prima utilizzata per la produzione e che oggi hanno difficoltà a far fronte ai ritmi di crescita della domanda. “Tutti gli impianti sfornano dischi al massimo della velocità possibile ma restano inevitabilmente indietro rispetto agli ordini che ricevono”, ha spiegato al sito <a href="http://www.digitalmusicnews.com/stories/061509vinyl/view" target="_blank" class="newsLink">Digital Music News</a> un anonimo dirigente discografico con esperienza specifica nel settore. Aumentare la capacità produttiva sembrerebbe essere la risposta più logica e immediata: ma c’è timore, da parte dei proprietari delle fabbriche, a investire del denaro in un settore le cui fortune potrebbero anche essere legata a una moda temporanea tra i consumatori di musica rock (che acquistano circa il 70 % dei dischi in vinile in circolazione sul mercato). E i rivenditori sono altrettanto dubbiosi sull’opportunità di riprogettare radicalmente gli assortimenti e le scaffalature nei loro punti vendita. La conseguenza, secondo il suddetto discografico, è che “resteremo probabilmente bloccati a questi livelli per parecchi anni, senza incrementare la quota di mercato del vinile” (che comunque, negli Usa, non raggiunge oggi neanche l’1 % delle vendite totali di supporti musicali, “fisici” e digitali).