Gli incrementi di prezzo introdotti da iTunes su richiesta delle major discografiche (vedi <a href="http://www.rockol.it/news-98459/Rivoluzione-digitale--iTunes-dice-addio-al-DRM-(e-introduce-i-prezzi-variabili)-" target="_blank" class="newsLink">News</a>) hanno indotto i consumatori americani a ridurre leggermente i loro acquisti di musica digitale; l’incremento da 0,99 centesimi a 1,29 dollari della cifra richiesta per scaricare i brani più popolari ha tuttavia consentito al negozio della Apple e alle case discografiche di incassare più denaro. <br> Il settimanale Billboard ha preso in esame le prime sei settimane trascorse dall’introduzione del nuovo tariffario e ha verificato che in quell’arco di tempo la domanda è calata di circa il 5 % (il 10,8 % per le hit che occupano le prime quaranta posizioni in classifica); contemporaneamente, però, l’aumento di prezzo pari al 30 % sui brani più scaricati ha generato incassi superiori nella misura del 12 %. Il discorso non riguarda solo i successi del momento ma anche i “sempreverdi” del catalogo come “The dark side of the moon” dei <a href="http://www.rockol.it/artista/Pink Floyd">Pink Floyd</a>: con il prezzo fissato a 1,29 dollari, le vendite dei singoli brani del disco sono calate dell’11 % ma quelle dell’album sono rimaste sostanzialmente stabili. Conclusione: per i brani più popolari e i successi del momento, l’elasticità della domanda rispetto al prezzo sembra abbastanza ridotta da dare ragione alle major che sono riuscite a imporre a Steve Jobs i prezzi variabili dopo tre estenuanti anni di negoziati. Tutto bene per le case discografiche e per gli artisti, spiega Billboard, molto meno per gli editori musicali e gli autori di canzoni che su ogni file digitale venduto incassano una royalty fonomeccanica fissa: poiché i volumi di vendita si restringono, per loro il prezzo variabile equivale – in parole povere – a una fregatura. E’ vero, scrive il <i>trade magazine</i> americano, che le major posseggono tanto case discografiche che società di edizioni musicali, guadagnando da un lato quello che perdono dall’altro. Ma è anche vero che si tratta di società distinte, con bilanci autonomi, e che l’eventuale travaso di entrate dalle une alle altre non è un’operazione così scontata e immediata.