Ho appreso oggi che Antonietta Mille sta per lasciare l’azienda discografica nella quale lavora. Magari i nostri lettori non sanno chi sia Antonietta Mille, e sicuramente Antonietta (conoscendola un po’) non gradirà granché trovarsi con nome e cognome in una notizia di Rockol.<br> Ma non importa. Io, con la mia redazione, voglio salutare e ringraziare una persona con la quale, da tanti anni, abbiamo lavorato benissimo. E voglio aggiungere altre cose, così, come mi vengono in mente – anche perché, porca vacca, diventando anziano sono diventato anche emotivo e facile alla commozione, e forse non riuscirò ad essere ordinato.<br> Sapete che non sono mai tenero con la discografia, genericamente intesa. Sapete che la considero morta e in attesa di sepoltura, e sapete che secondo me si è trattato di un suicidio – nel senso che la discografia non è stata ammazzata da Internet, dalla pirateria, o dal virus dell’influenza porcina, ma si è da sola infilata il cappio al collo e ha calciato via lo sgabello. <br> Quindi, non posso aver rimpianti per la defunta.<br> Il fatto è che a volte dimentico che, scalciando negli ultimi spasimi, la discografia pensa di scampare al soffocamento tagliando brutalmente il personale. E purtroppo, i tagli vengono fatti indiscriminatamente, a un tanto al chilo, troppo spesso senza tener conto dei meriti e dei demeriti delle persone che vengono, diciamolo eufemisticamente, messe in esubero. <br> Avrete notato che non ho detto il nome dell’azienda discografica in cui lavora(va) Antonietta. Non l’ho messo perché non voglio fare qui un discorso specifico su questa o su quella etichetta, su questo o quel dirigente, e non sto nemmeno dicendo che l’azienda di Antonietta ha operato tagli in maniera indiscriminata. <br> Quel che mi dispiace, in fondo, è di perdere un’interlocutrice professionale, attenta, gentile, disponibile, puntuale e discreta come è sempre stata lei – e come lei ce ne sono state, e ce ne sono ancora, altre, di persone per bene e preparate e competenti. Il fatto è che ce ne sono sempre meno, in discografia. <br> Quindi, ecco, il punto è semplicemente questo: le Antonietta Mille sono rimaste pochissime, in un’industria che non ha saputo crescere e soprattutto non ha saputo insegnare ai nuovi assunti come si lavora. E se si lasciano andar via, o si mandano via, le persone che il loro lavoro lo sanno fare, chi insegnerà a lavorare a quelli che arriveranno – se ci sarà tempo per farne arrivare di nuovi? <br> Questo, ahimé, non è solo un problema della discografia: è un problema anche nostro, anche mio, che perdiamo continuamente interlocutori validi e acquisiamo continuamente interlocutori inabili. <br> Comunque. Dal 1 luglio non potrò più chiamare Antonietta Mille in ufficio, e per me è un dispiacere. Spero per lei che, invece, non essere più seduta su quella sedia possa essere (anche) un sollievo… <br> (fz)