Concentrata sulla missione strategica di trasformare l’utenza gratuita in utenza a pagamento (per i servizi “premium”) attirando nel contempo maggiori inserzioni pubblicitarie (per i servizi “free”), la piattaforma di streaming <a href="http://www.rockol.it/search.php?s=Spotify&x=44&y=12" target="_blank" class="newsLink">Spotify</a> è alla ricerca di un finanziamento da 20-30 milioni di sterline, stando a quanto riportano alcuni quotidiani e siti Internet inglesi. L’amministratore delegato Daniel Ek ha anticipato che la società potrebbe quotarsi in Borsa, lasciando aperte tutte le opzioni: offerta pubblica iniziale (IPO) e ingresso di <i>venture capital</i> (o magari anche di case discografiche interessate a rilevare una quota del capitale), senza tuttavia cedere il controllo della società. <br> Fino ad ora Ek e il suo socio Martin Lorentzon hanno investito personalmente 8 milioni di euro nell’impresa, facendosi aiutare dalle <i>venture capital</i> Northzone Ventures e Creandum (per un ammontare che il Times Online valuta in 13 milioni di euro): la società, secondo i suoi fondatori, varrebbe attualmente sul mercato quasi 200 milioni di sterline. <br> L’iniezione di denaro fresco permetterebbe a Spotify di fronteggiare l’aumento delle royalty a case discografiche e artisti, di intensificare gli sforzi marketing e di finanziare l’espansione internazionale della piattaforma, finora disponibile solo in alcuni paesi dell’Europa occidentale e settentrionale (in Italia il servizio è attivo solo nell’opzione premium, 9,99 euro di abbonamento al mese e streaming illimitato senza interruzioni pubblicitarie).