Le case discografiche inglesi incassano già il 18 % dei loro introiti da attività che esulano dalla vendita diretta di cd, dvd e download musicali (diritti in licenza, merchandising, compartecipazioni agli incassi dei concerti ecc.). Il giro di affari di queste attività collaterali, secondo gli ultimi dati diffusi dalla British Phonographic Industry, equivale per il 2008 a 195 milioni di sterline, il 7 % in più dell’anno precedente <br> L’anno scorso le licenze a servizi in abbonamento come il Comes With Music di <a href="http://www.rockol.it/search.php?s=Nokia&x=26&y=7" target="_blank" class="newsLink">Nokia</a> o alle piattaforme di streaming gratuito come <a href="http://www.rockol.it/search.php?s=Spotify&x=44&y=12" target="_blank" class="newsLink">Spotify</a> e <a href="http://www.rockol.it/search.php?s=We7&x=33&y=12" target="_blank" class="newsLink">We7</a> hanno fruttato alle case discografiche britanniche 13,8 milioni di sterline (quattro volte la cifra del 2007). Nello stesso arco di tempo i contratti multipli o a 360 gradi con gli artisti hanno generato ricavi per 49,9 milioni di sterline, mentre i diritti di pubblica diffusione della musica registrata in radio, tv, Internet, negozi e locali pubblici sono cresciuti a 78,7 milioni di sterline (+ 7 %). In calo solo le sincronizzazioni per spot, film, tv e videogiochi, 20,7 milioni di sterline: ma in questo caso la flessione è legata alla crisi generale del mercato pubblicitario. <br> In Italia (fonte FIMI) questo genere di introiti si aggira attualmente intorno al 13 % del fatturato.