Mentre il mercato musicale locale resta quasi interamente in mano ai pirati, il Ministero cinese della Cultura annuncia che tutta la musica straniera diffusa on-line dovrà ottenere l’approvazione preventiva da parte del governo. Il provvedimento, che si applicherà anche ai repertori provenienti da Taiwan e Hong Kong, dovrebbe servire a prevenire l’importazione di musica “indesiderata” e a bloccare l’emorragia di contenuti piratati e illegali su Internet, che ha in Cina il suo maggiore bacino d’utenza mondiale (338 milioni di persone). Sembra configurarsi però soprattutto come una forma di censura politica e morale: tutti i siti che diffondono musica, prima di metterli a disposizione del pubblico, dovranno assoggettare al vaglio delle autorità canzoni e testi (questi ultimi tradotti in cinese) per evitare la diffusione di messaggi “sconvenienti”. Come questo intento possa tradursi in realtà, e con quali risultati pratici (a parte gli enormi costi e perdite di tempo per la burocrazia di stato e per le <i>Web companies<i> internazionali e locali, come Google e Baidu) è tutto da dimostrare: “Contenuti come il gangsta rap”, commenta il sito <a href="http://www.digitalmusicnews.com/stories/090809china/view" target="_blank" class="newsLink">Digital Music News </a>, “continueranno probabilmente a scivolare attraverso le maglie porose della Rete”.