Warner Music è stato il grande assente (annunciato) al lancio di Vevo, lo “YouTube dell’industria discografica” che ha debuttato in rete martedì 8 dicembre: mentre Universal (in particolare nella persona del suo presidente e ad Doug Morris) è promotrice dell’impresa e Sony Music ha assunto poco dopo una partecipazione azionaria nella joint venture, anche la EMI si è unita al gruppo giusto alla vigilia del debutto. Warner ha invece preferito chiamarsi fuori per considerazioni economiche e strategiche, anche se non si esclude una sua partecipazione futura all’iniziativa da cui sono assenti per ora anche le etichette indipendenti. A differenza di YouTube, l’altro partner della joint venture, Vevo non consente il caricamento di contenuti generati dagli utenti concentrando la sua offerta su video ad alta definizione, “controllati” dal punto di vista qualitativo e legale. “Non si tratta solo di questo”, sottolinea il presidente e amministratore delegato della società Rio Caraeff, “ma anche di offrire una programmazione originale e di rafforzare la connessione che esiste tra gli artisti e i loro fan attraverso un’esperienza dinamica e attraente, oltre che di fornire agli inserzionisti pubblicitari un accesso al più ricercato gruppo demografico del Web”.