La federazione dei discografici britannici lancia l’allarme: non solo il file sharing illegale attraverso le reti p2p non risulta essere affatto in calo tra i cittadini del Regno Unito, ma accanto ad esso crescono sul Web altre forme di distribuzione e scambio di materiali pirata. Le conclusioni della British Phonographic Industry (BPI) si basano sulle risultanze di un sondaggio condotto nel mese di novembre dalla società specializzata Harris Interactive su un campione di 3.442 utenti Internet di età compresa tra i 15 e i 64 anni: oltre 1.000 di questi hanno ammesso di avere fatto ricorso alla Rete, negli ultimi sei mesi, per procurarsi musica illegalmente. Il p2p resta la forma più diffusa di accesso a file musicali “pirata”, praticato dal 47 % del campione su base settimanale e dal 31 % su base quotidiana (la media dei download è di 9 al mese). Ma nel frattempo cresce anche il ricorso ai siti (spesso stranieri) che vendono Mp3 a basso costo (+ 47 %), ai newsgroup che rimandano a file illegali (+ 42 %), a motori di ricerca di file Mp3 (+ 28 %) e ai link attraverso cui blog e forum rimandano ai cosiddetti cyberlockers (servizi di archiviazione remota, + 18 %). “Ci sono attualmente più di 35 servizi digitali nel Regno Unito in grado di offrire agli appassionati un’ampia gamma di possibilità per procurarsi la musica legalmente” ha osservato con preoccupazione l’amministratore delegato di BPI Geoff Taylor. “E’ sconsolante che, nonostante ciò e il gran parlare che si fa delle misure imminenti destinate a risolvere il problema, l’uso delle reti illegali p2p rimanga così elevato”.