Doccia fredda per l’industria discografica britannica (e mondiale), dopo che un tribunale inglese ha totalmente scagionato Alan Ellis, fondatore del celebre e defunto tracker BitTorrent OiNK, dalle accuse di frode e di corresponsabilità nella violazione dei diritti d’autore. Ellis, un ingegnere informatico di 26 anni, aveva lanciato OiNK nel 2004 nel più classico dei modi: gestendo il server e le attività del sito da un computer piazzato nella sua camera da letto. Nel 2007, a causa dell’aumento continuo di traffico (200.000 utenti registrati, che avrebbero effettuato 21 milioni di download illegali), aveva deciso di appoggiarsi a un server commerciale di base ad Amsterdam: lo stesso anno, però, un raid dell'Interpol aveva posto i sigilli al servizio (la cui community è subito emigrata su altri tracker, ancora più grandi). Le case discografiche accusano il giovane informatico di avere lucrato illecitamente, incassando cospicue donazioni da parte dei suoi sostenitori: sui suoi depositi bancari sono stati trovati quasi 200 mila sterline, che Ellis ha spiegato di avere utilizzato per pagare l’affitto del server in previsione del successivo acquisto di un server autonomo. La sua assoluzione ha ovviamente irritato l’associazione dei discografici inglesi BPI, che per bocca di un portavoce parla di sentenza “fuori sintonia con le decisioni prese in casi simili nel resto del mondo, ad esempio in relazione a The Pirate Bay. Questo caso”, conclude la BPI, “dimostra che gli artisti e le case discografiche necessitano di una maggiore protezione”.