Last.fm, Internet radio e social network musicale tra i più popolari del Web, chiuderà il servizio di streaming on-demand attivo da un paio d’anni negli Stati Uniti, in Germania e nel Regno Unito. La società inglese punta ad alleggerire la pressione sul sito (e in particolare a liberarsi dell’onere di effettuare la rendicontazione e la redistribuzione delle royalty alle case discografiche) per concentrarsi sullo sviluppo del suo apprezzato sistema di “scoperta” e di raccomandazione musicale: in futuro, dunque, indirizzerà la domanda di ascolto on-demand dei suoi clienti verso siti come we7, Spotify, Mog, The Hype Machine, Vevo e le altre centinaia di partner (600 in tutto) a cui si appoggia il suo sistema di “scrobbling”. Quest’ultimo fa sì che, una volta scaricato il programma di Last.fm e completata la registrazione al servizio, ciascun utente carichi automaticamente sul suo profilo titoli e interpreti delle canzoni che ascolta sul pc o sull’iPod: sulla base di questi dati, la Web company sviluppa il suo sistema di raccomandazioni musicali e organizza stazioni radio “personalizzate”. “I nostri dati di scrobbling”, spiega Matthew Ogle di Last.fm sul blog della società, “mostrano che da qualche tempo a questa parte la gente ricorre a molteplici lettori e servizi musicali e poi torna al suo profilo Last.fm per rispondere alla domanda ‘e adesso cosa dovrei sentire?’ e per vedere/mostrare in un unico luogo tutto ciò che ha ascoltato finora”. “Non esistono due servizi di streaming uguali”, aggiunge Ogle. “Tutti differiscono per tipo di user experience, restrizioni geografiche, cataloghi e specializzaioni (…). La nostra ambizione è di assicurare che tramite Last.fm ciascun utente possa connettersi efficientemente a TUTTE le opzioni di streaming importanti disponibili nel suo Paese”.