L’affare di cui avevamo anticipato il possibile esito è stato portato a termine: la Seagram, multinazionale canadese attiva nei comparti dell’intrattenimento e delle bevande alcoliche e analcoliche, ha acquistato il gruppo PolyGram per 10,6 miliardi di dollari (lira più, lira meno: l’equivalente di 20.000 miliardi), quasi il doppio di quanto fu speso tre anni fa per acquisire Universal. La mossa, il cui artefice è il giovane CEO di Seagram, il quarantaduenne Edgar Bronfman Jr., fa dell’azienda canadese la maggiore conglomerata del mondo dello spettacolo, in particolare dell’industria musicale. Le possibili cattive notizie in arrivo sono quelle tipiche di ogni fusione di certi livelli: ovvero, la “razionalizzazione” delle attività di un gruppo (la Seagram parla di un possibile risparmio annuale di circa 300 milioni di dollari), che porta solitamente con sé consistenti licenziamenti (le voci, in questo caso, stimano in 1.500 unità i potenziali esuberi).<br> Philips, il gruppo olandese che cede PolyGram, verrebbe pagato per l’80% in contanti, e per l’importo rimanente in azioni; Seagram si finanzierebbe per circa 6,5 miliardi di dollari e venderebbe il gruppo Tropicana, che frutterebbe quasi 4 miliardi di dollari; la famiglia Brosnam scenderebbe, al termine dell’operazione dal 35% al 29% del capitale di Seagram. <br> Appena dopo l’annuncio, le azioni Seagram hanno registrato ieri sera, 21 maggio, un aumento superiore all’8% alla borsa di New York. <br> Resta nell’ombra, per ora, tutto quanto riguarda il destino di un altro grande gruppo dell’industria musicale, ovvero Emi Music, della quale a lungo si è parlato come possibile “preda” di scalate - in particolare proprio da parte di Seagram, prima che l’affare con PolyGram fosse una realtà.