La PolyGram conserva il titolo di maggiore casa discografica del mondo anche per il 1996. Lo conferma uno studio del periodico britannico "Music & Copyright" (una pubblicazione del Financial Times), basato sulle vendite delle major discografiche nei 18 principali mercati discografici a livello internazionale, che complessivamente rappresentano circa l'84 % in valore del mercato mondiale della musica registrata.<br> L'analisi pubblicata da "Music & Copyright" attribuisce alla PolyGram una quota del mercato mondiale del 16,5 per cento: lo 0,5 per cento in meno dell'anno precedente, ma comunque un risultato sufficiente a tenere dietro le altre cinque major, nell'ordine Sony (15,5 per cento di market share), Warner (15 per cento), EMI (14 per cento), BMG (12 per cento) e Universal (6 per cento). Quest'ultima, tuttavia (insieme alla BMG, cresciuta dell'1 per cento), è l'unica casa discografica ad avere registrato significativi incrementi nella market share nel corso del 1996, grazie agli eccellenti risultati di vendita ottenuti a livello internazionale da diversi suoi artisti di nazionalità americana (primi fra tutti i No Doubt). La casa discografica di proprietà del gruppo canadese Seagram continua tuttavia a realizzare sul mercato nordamericano il 60 per cento del suo fatturato: e proprio per questo motivo sarebbero plausibili le voci che continuano a indicare nella Universal un possibile acquirente della EMI, mossa che le consenirebbe di rafforzare nettamente la sua posizione in Europa e contemporaneamente di assumere la leadership del mercato mondiale, con uno share congiunto che ad oggi è stimato di poco inferiore al 20 per cento. La EMI infatti, tradizionalmente debole sul mercato americano, resta infatti una delle major più forti a livello europeo, dove è al primo posto in otto paesi, compresi Germania e Gran Bretagna, i più importnati del Continente. Una situazione esattamente opposta riguarda invece Warner e Sony, aziende leader nel mercato Usa e relativamente meno competitive in Europa e nei mercati emergenti, Sud America e paesi asiatici. Proprio i forti investimenti nei repertori locali, in Europa come in Asia, hanno permesso invece alla PolyGram di mantenere la sua posizione di relativo predominio nonostante i risultati negli Stati Uniti, il mercato maggiore del mondo, continuino a non essere pari alle attese.<br>