La discografia chiede lo stato d'emergenza. Lanciando un accorato grido d'aiuto, ieri nel corso della giornata inaugurale del Salone della Musica di Torino, l'industria musicale italiana ha invocato un'azione di salvataggio da parte del governo (assente, ma continuamente evocato) non solo in materia di IVA e di lotta alla pirateria, ma anche attraverso interventi concreti di sovvenzione alle attività di produzione e distribuzione musicale. Nel convegno organizzato a tempo record per rispondere al recente aumento dell'aliquota IVA di dischi e nastri, Gerolamo Caccia Dominioni (presidente della Fimi), Franco Donato (presidente dell'AFI) e Roberto Citterio (presidente della FPM, la federazione che combatte la pirateria musicale) hanno dipinto il quadro a tinte fosche di un'industria terremotata sull'orlo del precipizio. Più fiducioso Caccia, più scettico Donato, i discografici italiani si sono comunque dichiarati moderatamente soddisfatti del lungo faccia a faccia di mercoledì sera con il vicepresidente del consiglio Walter Veltroni e con il ministro delle Finanze Vincenzo Visco. Ai rappresentanti del governo hanno strappato la promessa (ma nulla più) di portare quanto prima la questione della riduzione dell'IVA sul tavolo dei consigli dei ministri europei e di un'azione più incisiva nella lotta alla pirateria musicale (Veltroni si è impegnato a far accelerare i tempi di approvazione della legge da tempo ferma al Senato e a intercedere per la concessione di spot gratuiti del tipo "pubblicità progresso" sulle reti televisive RAI). Non solo: il vicepresidente del Consiglio si sarebbe anche dichiarato favorevole alla concessione di spazi promozionali in TV (del genere di quelli concessi alle novità cinematografiche) e di agevolazioni a chi intenda aprire nuovi punti vendita, e avrebbe garantito un rapido adeguamento della legge italiana ai trattati internazionali che proteggono i diritti dei produttori discografici e degli altri detentori dei copyright musicali di fronte alle insidie di Internet e delle superhighways informatiche. Soddisfatti ma non troppo, dicevamo, i discografici, il cui elenco di proposte a sostegno del settore e' molto più lungo e articolato, e comprende la richiesta di finanziamenti e di agevolazioni fiscali per le produzioni di giovani artisti e l'inclusione dei videoclip tra i progetti cinematografici che godono di sovvenzioni statali, la detassazione degli utili investiti nella lotta alla contraffazione e il sostegno (anche finanziario) di campagne istituzionali e d'informazione rivolte al consumatore. Se non e' una dichiarazione di resa, poco ci manca. Come dire che per la musica italiana, oggi, l'ultima ancora di salvezza sta nello stato assistenziale.