Secondo quanto riporta il sito americano HITS Dailydouble, Guy Hands e Charles Allen (nuovo ceo di EMI Music) hanno idee diverse sul come trascinare la travagliata casa discografica fuori dal guado. Il ceo di Terra Firma, alla ricerca di un ombrello finanziario con cui ripararsi a lungo (almeno 5 anni) dalle pretese del creditore Citigroup, insiste per l’affitto quinquennale del catalogo discografico in territori strategici come gli Stati Uniti. Allen e il suo team, viceversa, starebbero lavorando a un’ipotesi meno traumatica in termini occupazionali (la cessione temporanea del catalogo comporterebbe in sostanza lo smantellamento degli uffici statunitensi della major), e cioè a un accordo di distribuzione che permetterebbe ad EMI di conservare anche negli Stati Uniti una struttura dedicata alll’A&R e al marketing. Sia Universal che Sony Music sembrano interessate all’offerta, ma vogliono garanzie sul fatto che la casa discografica non finisca da un momento all’altro nelle mani di Citigroup, con il rischio di essere venduta a un gruppo finanziario (per esempio KKR, oggi partner di Bertelsmann) o, peggio, alla concorrente Warner Music. La quale, non a caso, per il momento resta speranzosa alla finestra chiamandosi fuori dalle trattative sul contratto di distribuzione. In un caso o nell’altro, secondo HITS, potrebbero tornare in gioco l’esperienza, il fiuto e il talento di Roger Ames, il fondatore della London Records già dirigente PolyGram e Warner che conosce bene la EMI (avendovi lavorato in tempi recenti) ed è molto amico di Dick Parsons, ex Time Warner oggi a capo di Citigroup.