<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt"> L’ascesa di <a href="http://www.rockol.it/search.php?s=iTunes&x=19&y=11">iTunes</a> nella “music cloud” non è imminente, secondo il giornalista del Wall Street Journal Peter Kafka. Commentando l’annuncio della <a href="http://www.rockol.it/search.php?s=Lala&x=13&y=19">chiusura a fine mese del servizio di streaming Lala.com</a> (acquistato dalla Apple a fine 2009), alcuni esperti avevano ipotizzato una probabile e quasi contemporanea migrazione di iTunes sulla “nuvola” attraverso la creazione di una<span style="mso-spacerun: yes"> </span>“cassetta di sicurezza digitale” accessibile ovunque, in qualunque momento e da qualsiasi lettore/player musicale collegabile a Internet. L’idea affascina Steve Jobs così come Daniel Ek di <a href="http://www.rockol.it/search.php?s=Spotify&x=19&y=16">Spotify</a>, che su questo versante ha già fatto le prime mosse sviluppando una funzione “library” che consente di integrare il catalogo del servizio di streaming con l’intera collezione di file digitali archiviati sul disco fisso del computer. Meno entusiasti, a quanto pare, sono i discografici e gli editori musicali americani, che proprio per questo motivo stanno rallentando l’ingresso di Spotify negli Stati Uniti e che potrebbero intralciare anche i piani di Apple. Secondo Kafka, il timore dell’industria è che punti di accesso multipli moltiplichino anche le possibilità di copia illegale: la contropartita richiesta sarebbe un incremento proporzionale delle royalty riconosciute dal gestore del servizio. “Così”, conclude Kafka <a href="http://mediamemo.allthingsd.com/20100430/waiting-for-itunes-com-dont-hold-your-breath/">nel suo blog su All Things Digital</a>, “se vi aspettate di sentire parlare di un’offerta ‘iTunes.com’ nell’immediato futuro – per esempio durante la conferenza degli sviluppatori Apple del 7 giugno – è probabile che rimarrete delusi”. </p>