<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt"> Non è tanto la gratuità quanto la facilità di accesso e la libertà di manovra a spingere gli utenti di Internet verso servizi come <a href="http://www.rockol.it/search.php?s=BitTorrent&x=14&y=11">BitTorrent</a> e <a href="http://www.rockol.it/search.php?s=RapidShare&x=13&y=9">RapidShare</a> alla ricerca di musica, film e programmi televisivi da scaricare. Queste, almeno, sono le risultanze di un sondaggio effettuato in collaborazione tra il sito News.com.au e<span style="mso-spacerun: yes"> </span>la società di ricerche di mercato CoreData su un campione di oltre 5.700 file sharers australiani. Stando alle risposte raccolte dai ricercatori, più di due terzi degli intervistati sarebbero disposti a passare a un servizio a pagamento, se il prezzo fosse più basso di quelli correnti sul mercato: il 48,9 % del campione vorrebbe vedere i file in vendita a 50 cents australiani, 44 cents americani, il 15 % sarebbe disposto a pagare 88 centesimi Usa, e il 3 % fino a 1,77 dollari a brano (da notare che in Australia i prezzi di <a href="http://www.rockol.it/search.php?s=iTunes&x=24&y=14">iTunes </a>superano sempre il dollaro Usa). Se il 34 %, dei file sharers dice di non volere pagare neanche un centesimo, solo il 33 %<span style="mso-spacerun: yes"> </span>ammette di scaricare musica illegalmente soprattutto perché è gratuita, e solo il 37 % ritiene che i Cd siano troppo cari. Risulta ridotto, però, anche il tasso di conversione dei “pirati” in consumatori legali di musica: solo il 28 % risponde di usare i download come strumento di ascolto prima di decidere l’acquisto. </p> <p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt"> Quel che dimostra lo studio, osserva giustamente Glenn Peoples di Billboard.biz, è che “esistono molti segmenti (di consumatori) che mostrano un atteggiamento diverso per quanto riguarda la volontà di pagare la musica. Quelli che non desiderano pagare molto o che non desiderano pagare affatto vengono corteggiati dai servizi gratuiti finanziati dalla pubblicità, ma il problema è che il P2P offre più scelta e convenienza. Come conseguenza”, conclude Peoples, “è improbabile che la gente compia il passaggio ai servizi gratuiti senza una carota molto più invitante, un bastone efficace o una combinazione delle due cose”.</p> <p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt"> <span style="mso-spacerun: yes"> </span></p>