La società che gestisce il servizio di file sharing LimeWire, Lime Group, e il suo fondatore Mark Gorton sono colpevoli di violazione di copyright ai danni degli artisti e delle case discografiche: lo ha deciso il giudice federale statunitense Kimba Wood accogliendo le istanze presentate in tribunale dalla RIAA, l’associazione dei discografici statunitensi, nell’ormai lontano agosto 2006. La stessa RIAA aveva invocato nell’occasione il blocco dell’attività di Lime Wire e un risarcimento danni pari a 150 mila dollari per ogni violazione accertata: di questi argomenti sostanziali si discuterà probabilmente nel corso della prossima udienza, fissata per il 1° giugno. “E’ una straordinaria vittoria per l’intera comunità creativa”, ha commentato per mezzo di un comunicato stampa il presidente e ad della RIAA Mitch Bainwol. “LimeWire”, ha aggiunto, “è uno dei maggiori servizi commerciali peer-to-peer rimasti in attività, e a differenza di altri servizi P2P che hanno negoziato licenze, imposto filtri o scelto in altro modo di interrompere il loro comportamento illegale a seguito della decisione della Corte Suprema sul caso Grokster, ha continuato a prendersi gioco della legge e di chi crea opere dell’ingegno”. “La decisione della corte”, ha concluso Bainwol, “rappresenta una pietra miliare nella lotta con cui la comunità creativa rivendica a Internet il ruolo di piattaforma per attività commerciali legittime”. Di tenore opposto, ovviamente, le dichiarazioni della società: “LimeWire”, ha replicato l’amministratore delegato George Searle, “continua a impegnarsi nello sviluppo di prodotti e servizi innovativi per il consumatore finale e a collaborare con l’intera industria musicale, incluse le major, per raggiungere questo obiettivo”. La Web company newyorkese gestisce in effetti un servizio di download autorizzato, LimeWire Store, che per il momento ha raggiunto accordi di licenza solo con etichette e aggregatori indipendenti come The Orchard, Redeye Distribution, IRIS Distribution e Nettwerk Music.