Alle prese con la controffensiva della Recording Industry Association of America (RIAA), che al giudice newyorkese Kimba Wood ha invocato un provvedimento di chiusura urgente del sito, LimeWire deve ora fronteggiare anche l’attacco sferrato dalla National Music Publishers Assn., l’associazione nazionale degli editori statunitensi che ha citato in giudizio la Web company, il suo amministratore delegato Mark Gorton e il suo responsabile tecnico Greg Bildson presso lo stesso tribunale per conto delle società EMI Music Publishing, Sony/ATV Music Publishing, Universal Music Publishing, Warner/Chappell Music, Bug Music, MPL Music Publishing, Peermusic e Richmond Organization. L’accusa è la stessa: avere favorito attraverso la tecnologia peer-to-peer la circolazione illegale di brani musicali e album in violazione delle leggi sul copyright. “Le dilaganti violazioni on-line facilitate da LimeWire e da altri servizi simili hanno conseguenze su tutti i protagonisti della catena musicale”, ha spiegato il presidente e ceo della NMPA David Israelite. “Operatori come LimeWire devono capire che le canzoni che procurano denaro alla loro attivtà illegale non sorgono dal nulla. Dietro ognuna di essere esiste una ampia rete di persone: un autore, un editore, un interprete, un’etichetta discografica. Hanno derubato ogni singolo componente della catena vendendo il loro sito come un punto di accesso per la musica e rifiutando poi di chiedere le necessarie autorizzazioni”. In risposta all’azione legale, LimeWire continua a gettare acqua sul fuoco, sottolineando la volontà di passare alla legalità: “Anche noi vogliamo che gli editori partecipino al tavolo delle trattative”, ha detto il co-amministratore delegato della Internet company George Searle. “Abbiamo già avuto molti e promettenti incontri con etichette, editori, autori e artisti a proposito del nostro nuovo servizio musicale e di un modello di business che garantirà un compenso all’intera industria”.