In un articolo pubblicato su Billboard.biz, Glenn Peoples mette a confronto le vendite post mortem di Michael Jackson con quelle di altre sfortunate star del mondo rock e pop. Non c’è confronto, scrive Peoples, ricordando che complessivamente, dopo la scomparsa di Jacko, le vendite negli Usa dei suoi album e delle compilation “HIStory” e “Number ones” sono passate da una media di 4 mila copie a settimana a 570 mila copie: un incremento di ben il 15.600 %. Nelle otto settimane antecedenti la morte il best seller del catalogo, “Number ones”, vendeva 3 mila pezzi a settimana, per poi passare improvvisamente a 108 mila unità; nello stesso arco di tempo l’album “Bad”, che era praticamente fermo, ha ricominciato a vendere al ritmo di 46 mila pezzi a settimana. Dopo il suicidio di Kurt Cobain nel 1994, osserva Peoples, le vendite del catalogo dei Nirvana aumentarono del 170 %, passando complessivamente da una media di 30 mila a 82 mila pezzi a settimana. Le vendite settimanali di Selena, la regina del genere tejano assassinata nel marzo del 1995 dalla presidentessa del suo fan club, crebbero dopo la morte del 1.250 %, e quelle degli ultimi due album di Tupac Shakur (vittima di una sparatoria nel settembre del 1996) soltanto del 158 %. Dopo la scomparsa (nel marzo di quest’anno) di Alex Chilton la domanda dei dischi dei Big Star ha registrato un’impennata del 1.600 %: in questo caso, però, la cult band americana partiva da valori assoluti esigui, assolutamente imparagonabili a quelli di Jackson.