Se lo spazio competitivo per proporre nuove offerte basate sul modello di business del download a pagamento sia già saturo o meno, data l'ubiquità di iTunes nelle maggiori realtà internazionali, è una domanda ricorrente per gli addetti ai lavori dell'industria musicale. E' certo che, come certificato dalle reazioni positive riguardo alla prossima sortita di Google nella musica, la discografia è alla ricerca continua di alternative che ne minimizzino la dipendenza da Apple e che, più semplicemente, riescano ad allargare un mercato digitale non ancora in grado di sostituire in valore la caduta del fatturato da CD. Un'alternativa originale proviene dal Regno Unito, dove comincia a far parlare di sè FairShareMusic, un provider che propone un 'pay per' addolcito dalla missione benefica. Fondato da due ex dirigenti discografici (Jonny Woolf della Warner e Lee Cannon della Mercury), FairShareMusic ha recentemente lanciato la propria offensiva forte di un catalogo musicale di oltre 8 milioni di brani, in vendita a prezzi assortiti a partire da un livello base di 70p. La partcolarità è che per statuto, la metà dei profitti viene devoluta in beneficenza a vari enti ed associazioni locali (tra queste il Great Ormond Street Hospital, la British Heart Foundation, Friends of the Earth, il Teenage Cancer Trust). Interessante la stima di FairShareMusic sul potenziale del modello: calcolando gli acquisti di singoli e di album digitali in Gran Bretagna nel 2009, il nuovo provider stima che l'industria avrebbe generato 9 milioni e mezzo di sterline in donazioni. Gli utenti, che possono operare sulla piattaforma in modalità del tutto assimilabili a quelle dei maggiori digital store, hanno la facoltà di scegliere e proporre il destinatario della propria offerta.