Dopo essersi prodigato per fornire nuovi accessi a The Pirate Bay, dichiarando di volerne portare i server in Parlamento così da permettergli di godere dell’immunità, i promotori del Partito Pirata svedese si spingono ancora oltre: nei loro programmi imminenti c’è il lancio su scala nazionale di una piattaforma p2p, Pirate ISP, che promette assoluta anonimità ai suoi clienti, dichiarandosi pronta a sollevare eccezioni di incostituzionalità nel caso di (probabilissime) azioni legali da parte delle autorità locali o di Paesi esteri come gli Stati Uniti. “Se vedi qualcosa che ti sembra rotto, quel che fai è metterci una pezza e aggiustarlo”, ha spiegato a TorrentFreak a proposito della nuova iniziativa Gustav Nipe, studente di economia membro del partito e neo amministratore delegato di Pirate ISP. “Ecco un modo”, ha aggiunto, “di affrontare la società del Grande Fratello”. E di spingere gli altri provider all’emulazione: “Se non si comporteranno bene”, sostiene Nipe, “ci sarà sempre qualcuno pronto a prendere la loro fetta del mercato”. La gestione operativa del sito è affidata a ViaEuropa, società che già cura il servizio iPredator; un primo test è già stato avviato tra i residenti di un pensionato di Lunde: da lì Pirate ISP intende estendere la sua presenza ad altre città svedesi entro la fine dell’estate. Intanto, in Olanda, i giudici che avevano già sentenziato l’illegalità di The Pirate Bay hanno condannato i suoi gestori a 50 mila euro di multa per ogni ulteriore giorno di funzionamento del servizio (che si avvale di server dislocati all'estero). Gli avvocati di Peter Sunde, Frederik Neij e Gottfrid Warg, tre dei fondatori del tracker di file BitTorrent, contestano la decisione sostenendo che i loro assistiti non hanno più alcun interesse finanziario nell’impresa avendone ceduto le quote a Reservella, una società che ha sede alle Seychelles: operazione di cui, tuttavia, non sarebbe stata fornita alcuna prova documentale. Un altro tribunale olandese ha invece scagionato gli Internet Service Provider Ziggo e XS4ALL, esonerandoli dall’obbligo di impedire l’accesso dei propri utenti a The Pirate Bay.