Punto e a capo. Numerose fonti americane sostengono che le trattative per il più volte procrastinato lancio statunitense del più popolare servizio di streaming europeo sono tornate da dove erano partite, e che l’ad di Spotify Daniel Ek è disposto a modificare sostanzialmente il suo business model per venire incontro alle richieste delle major americane. Queste ultime, Warner Music in testa, si sono sempre dichiarate poco convinte dalla formula “freemium” adottata dal servizio (offrire musica in streaming gratuito finanziata dalla pubblicità, sperando poi di convincere una percentuale adeguata degli utenti a pagare un canone mensile per ascoltare anche sul telefono cellulare e senza interruzioni di spot). Sentendo il fiato sul collo degli investitori e degli analisti, che sentono parlare di un debutto americano dall’anno scorso, Ek (che per seguire in prima persona le trattative ha preso residenza da qualche tempo a New York) sarebbe dunque disposto a venire a patti con gli interlocutori, mettendo on-line entro dicembre una prima versione semplificata e sperimentale della piattaforma non si sa quanto simile a quella funzionante in Europa. Un lancio entro il 2010, osserva Antony Bruno su Billboard.biz, attenuerebbe i commenti acidi della stampa specializzata e calmerebbe gli investitori, ansiosi di vedere fruttare un progetto che gode di una valutazione di mercato vicina ai 250 milioni di dollari.