Quotidiani britannici e stampa musicale internazionale danno grande risalto, in questi giorni, al “buco” nel fondo pensioni della EMI, su cui è chiamata a pronunciarsi in ottobre la commissione di vigilanza inglese competente in materia. L’esistenza del problema è stata ammessa dalla stessa Maltby Capital, holding cui (nell’ambito del gruppo Terra Firma) fa capo la major musicale, che nel report finanziario annuale appena pubblicato ha calcolato il deficit in una somma compresa tra i 115 e i 217 milioni di sterline (138 e 261 milioni di euro; mentre inizialmente la EMI aveva parlato di una decina di milioni di sterline soltanto). La vicenda, che ha innescato una battaglia di cifre e una vertenza con l’istituto incaricato di incassare e ridistribuire i contributi, riguarda il trattamento di fine rapporto di 269 persone. Sarà ora la commissione a decidere l’ammontare preciso delle somme che la EMI dovrà versare, nell’arco dei prossimi 10-15 anni, per assicurare la pensione ai suoi dipendenti. Secondo John Ralfe, esperto in materia pensionistica intervistato dalla Bbc, la nuova “tegola” finanziaria capitata sulla testa della EMI (che già ha il suo da fare nel rispettare le scadenze dei rimborsi dovuti al creditore Citigroup) potrebbe “verosimilmente spingere la società verso l’amministrazione controllata”, rappresentando per essa “la goccia che farà traboccare il vaso”. Citate dal quotidiano Guardian (nell’edizione di martedì scorso, 31 agosto), fonti vicine alla EMI assicurano tuttavia che la società “potrebbe facilmente effettuare i pagamenti extra così da compensare gli ammanchi nel regime pensionistico, dal momento che sta generando profitti per diverse centinaia di migliaia di sterline, anche al netto del pagamento degli interessi”.