Google potrebbe dare una mano alle case discografiche e ai produttori cinematografici nella lotta alla pirateria on-line: lo hanno confermato i portavoce della società californiana al sito CNet, che per primo aveva anticipato i contenuti di una lettera inviata da un dirigente dell’azienda, James Pond, a esponenti di spicco del settore musicale e cinematografico. Il motore di ricerca sarebbe dunque disposto ad aiutare i produttori di “contenuti” a individuare le violazioni di copyright commesse on-line, fornendo i link ai siti “pirati” ma senza intervenire sulla rimozione dei materiali illecitamente diffusi in rete. In cambio del servizio, potrebbe applicare una tariffa di 5 dollari ogni 1.000 ricerche effettuate, anche se a CNet lo stesso portavoce ha replicato che “non è nostra abitudine far pagare per la rimozione dei materiali illegali, né è nei nostri piani farlo”. “Abbiamo ottimi rapporti con l’industria musicale”, ha aggiunto il rappresentante della Web company di Mountain View, citando servizi come il Content ID di YouTube che consente di monitorare l’uso del repertorio sulla celebre piattaforma video: rapporti a cui Google tiene in modo particolare, ora che dovrebbe essere imminente il lancio del suo servizio di streaming basato sul concetto di “music cloud”.