Claudio Formisano, napoletano di nascita e milanese di adozione, è il fondatore di Master Music e, dal gennaio 2009, è diventato il presidente di Dismamusica, dopo avere ricoperto nel tempo vari ruoli all’interno dell’associazione che promuove la crescita della pratica musicale in Italia. Quest’anno, tra le altre iniziative, ha curato la prima edizione del Music Italy Show a Bologna. Lo abbiamo incontrato per fare un punto sul settore. COM'È NATO IL SUO RAPPORTO CON LA MUSICA? L'ho amata e praticata fin da bambino, visto che vengo da una famiglia di musicisti: mio zio era Gegè Di Giacomo, il batterista di Renato Carosone, mio padre aveva un’orchestra che ha accompagnato artisti come Charles Aznavour e Louis Armstrong, mio cugino Gaetano Liguori è un celebre pianista jazz che insegna al conservatorio G. Verdi di Milano. Il mio primo strumento è stata la batteria, ho iniziato a suonarla da ragazzino per poi giungere a livelli professionistici. Ma il mio desiderio è sempre stato quello di avere una attività nell’ambito musicale che mi consentisse di fare progetti a lungo termine, così quando mi è capitata ho colto al volo l’opportunità di lavorare in un negozio di strumenti musicali di Milano. Dopo due anni sono passato alla Ricordi dove ho fatto una carriera rapidissima che mi ha spinto verso una nuova esperienza in veste di amministratore di una azienda del settore molto conosciuta per sfociare infine alla fondazione della Master Music, che oggi è una delle aziende leader in Italia. QUANDO È NATA LA DISMA E QUAL È OGGI IL SUO RUOLO? Dismamusica è stata fondata nel 1982 da un gruppo di imprenditori come Hans Bauer, Aldo Bugari, Giulio Dieghi, Roberto Furcht, Enrico Meazzi, Antonio Monzino Jr e Ermanno Pierazzini. Oggi è l’associazione più importante, a livello nazionale, nel settore. L'obiettivo di Dismamusica è quello di promuovere l’applicazione della pratica musicale in ogni sua forma e dimensione, con la ferma volontà di creare sinergie con le istituzioni e cooperare con esse per la divulgazione della cultura della musica, appunto, `attiva´ - cioè quella suonata in prima persona - soprattutto nelle scuole poiché è dalla scuola, anzi dall’asilo, che parte la formazione del futuro cittadino e quindi è da lì che deve partire la pratica musicale. PARLIAMO DELLA SUA ESPERIENZA NELL'ASSOCIAZIONE: QUANDO È COMINCIATA? Sono entrato nel ‘97, appena tre anni dopo aver fondato la Master Music, perché ho sempre creduto che il nostro settore, come del resto tutti quelli più evoluti, dovesse avere una rappresentanza nazionale. Un imprenditore, per quanto grande o importante possa essere, non è un'isola, ha bisogno di interagire con i suoi simili e con la società civile, deve confrontarsi e fare scambi di esperienze, solo così può crescere e aiutare il mercato a crescere. Infatti già quando lavoravo alla Ricordi, quindi agli albori di Dismamusica, sollecitai l’azienda ad aderire all’associazione, cosa che poi avvenne con una certa celerità. Dopo essere entrato in Dismamusica il presidente di allora, Antonio Monzino, mi coinvolse nel consiglio direttivo affidandomi due compiti importanti: la direzione della fiera e della rilevazione dei dati di mercato. Per me fu un onore, perché entrambe le posizioni sono di estrema rilevanza all’interno della nostra attività associativa. Sono iniziative dove i nostri associati, spesso, fanno investimenti importanti e che quindi necessitano di una particolare attenzione sotto ogni punto di vista. COME È CAMBIATO IL PANORAMA FIERISTICO NEGLI ULTIMI ANNI? Beh, è una lunga storia. Noi iniziammo negli anni ‘80 quando le fiere erano molte meno e si prediligeva il concetto di fiera campionaria più che di settore. Partimmo con il SIM a Milano insieme al settore Hi-Fi al quale successivamente si aggregò la Home Video. Negli anni ‘90 raggiungemmo i 192.000 visitatori, numeri oggi difficilmente ripetibili se non in casi di fiere legate ad eventi collaterali - che è il modello che stiamo perseguendo noi. Ma, a onor del vero, dobbiamo anche dire che quella è stata l’epoca di maggior successo dell’industria e del commercio degli strumenti. Basti pensare che in quel periodo il mercato era così florido che potevamo permetterci di avere ben due appuntamenti fieristici dedicati all'anno. Infatti, oltre a quella milanese che si svolgeva a settembre, c'era anche la Fiera di Pesaro ad aprile. Quando il mercato iniziò la fase di trasformazione ci concentrammo solo su Pesaro, dove rimanemmo fino agli inizi degli anni Novanta. Infine approdammo a Rimini dando la prima svolta decisiva al format della manifestazione, anche grazie alla grande collaborazione, sensibilità e disponibilità di Rimini Fiera. Ci spostammo da Rimini nel 2006 dopo aver raggiunto con Rimini Fiera l’apice di quanto quella città e quella struttura potevano offrire al nostro settore. La tappa successiva fu a Milano dove varammo il MEET, esperienza meno fortunata delle precedenti ma che ci fece capire che era giunto il tempo di rivedere nuovamente il format della manifestazione con un progetto che rispondesse alle nuove aspettative degli operatori e dei visitatori. Ci prendemmo un anno sabatico, dopo di che nel 2009 ratificammo un progetto completamente innovativo facendo diventare la fiera un evento, svolgendo la manifestazione sia all’interno che all’esterno delle sue mura, coinvolgendo tutta la città in una kermesse di una settimana. Il nuovo format ha avuto pieno successo con la prima edizione di Music Italy Show che si è svolta a Bologna nel maggio di quest’anno. Anche in questo caso devo ringraziare BolognaFiere per la grande professionalità dimostrata e per aver stabilito, da subito, un’ottima intesa con noi. Questo feeling ha consentito ad entrambi di esprimere al meglio l’esperienza reciproca e ci ha consentito di far nascere, in soli cinque mesi , un successo dirompente come il Music Italy Show. IL BILANCIO DEL MUSIC ITALY SHOW DI MAGGIO È STATO POSITIVO: PENSATE DI USARE LA STESSA FORMULA ANCHE IN FUTURO? Abbiamo visto, e vissuto, che le formule vanno riviste periodicamente, perché oltre ai tempi cambiano i gusti, le esigenze, le tendenze - e tutto questo a ritmi impressionanti. Ma il mercato, al momento opportuno, ti dà il segnale di necessità di aggiornamento, sta poi all’interessato saperlo cogliere e agire con prontezza e decisione. Quindi oggi posso dire solo che la prossima edizione si terrà a Bologna, che si svolgerà nel maggio 2012 e, tendenzialmente, sarà impostata con lo stesso format ma su una base di offerta verso il pubblico molto più ampia di quanto sia stato fatto quest’anno. Per noi l’evento fieristico ha una grande rilevanza ed è una parte più che ragguardevole della nostra attività per più motivi. Al di la dello scopo commerciale, che è scontato e sacrosanto, perché le aziende, tutte, associate e non, investono ed è giusto che abbiano un ritorno dal Music Italy Show, questa fiera ambisce a diventare il polo di riferimento della musica nel nostro Paese e la prima edizione ha già posato delle solide basi in questo senso. L’obiettivo è aprire un dialogo con tutti i principali protagonisti di questo settore, creare un punto di riferimento a tutto tondo dove, una volta all’anno, ci si incontra per fare il punto della situazione su ciò che è stato fatto e varare nuovi progetti per l’anno successivo. Come ho già dichiarato in più occasioni: puntiamo alla creazione di un Sistema Musica Italia che attualmente non c’è, un tavolo di lavoro dove si parli di musica e del fare musica coinvolgendo non solo gli strumenti musicali, l’audio professionale e la musica stampata, ma anche la discografia, il diritto, gli editori, gli artigiani, i liutai, i concerti live, i service, gli studi di registrazione, i teatri, la danza, i conservatori, la scuola pubblica e privata, le Istituzioni tramite i Ministeri interessati, che sono parecchi, perché vorrei evidenziare ancora una volta che la musica spazia dalla cultura all’economia, dalla gioventù all’istruzione, dallo sviluppo economico all’occupazione. Noi siamo tutti imprenditori e professionisti e siamo pronti per cooperare, abbiamo solo la necessità di aprire un dialogo con queste istituzioni per illustrare loro tutti i vantaggi culturali, sociali ed economici che il dare la giusta attenzione alla pratica musicale sin dalla più tenera età genera, se le si dà la il giusto spazio e la giusta attenzione. COME SI PUO' STIMOLARE IL MERCATO IN QUESTO MOMENTO STORICO? INCENTIVANDO LA SOSTITUZIONE DEGLI STRUMENTI DA PARTE DI CHI GIÀ NE POSSIEDE O CERCANDO NUOVI ACQUIRENTI? In Italia solo 4 persone su 100 suonano uno strumento in modo continuativo, un dato allarmante che dimostra la grande necessità di applicare al più presto quanto ho appena detto. Ci sono ancora troppi italiani che non suonano quindi, prima di puntare verso incentivi o iniziative per la sostituzione di uno strumento, tenderei a colmare la lacuna di chi, al fare musica, non si è ancora avvicinato. Abbiamo ancora un largo margine di azione su cui operare sia per ridurre questa carenza sia per tentare almeno di avvicinarci ad altri Paesi. Infatti se ci mettiamo a confronto vediamo un distacco che mostra in maniera evidente la necessità di crescita da parte nostra. Ogni italiano spende ogni anno circa 6 dollari per l’acquisto di uno strumento musicale mentre in Germania, Inghilterra e Francia ne spendono tra i 12 e i 14, in Giappone 20 negli Stati Uniti 23 e in Canada 24. Se a questo dato poi aggiungiamo la differenza di abitanti tra questi Paesi ci rendiamo conto che la distanza è enorme. L’unico aspetto confortante di questa analisi sta nel fatto che, se venisse applicata una riforma nel sistema scolastico e la musica diventasse, a tutti gli effetti, una materia curricolare, le prospettive di crescita si trasformerebbero subito in fatti concreti di cultura, di società e di economia che, in un momento come quello che stiamo attraversando, farebbero solo un gran bene al Paese. Un passo è stato fatto, il Ministro Gelmini ha introdotto il liceo musicale coreutico, un’azione necessaria per completare il ciclo degli studi a indirizzo musicale, ora saranno necessari i tempi tecnici di attuazione ma la strada è stata segnata. COSÌ NON SI RISCHIA DI FARLA DIVENTARE "NOIOSA"? PERCHÉ NON PROVARE A SPOSTARLA IN STRUTTURE ESTERNE? Creare delle strutture esterne potrebbe essere interessante, ma difficilmente realizzabile dal punto di vista economico. Inoltre dobbiamo considerare che, effettivamente, di scuole esterne ce ne sono già molte, mi riferisco alle molte accademie musicali private che svolgono un lavoro parallelo alle pubbliche molto significativo e che in questi anni spesso hanno sopperito alla mancanza di strutture pubbliche, anche se con metodi e sistemi molto diversi tra loro. TORNANDO AL MERCATO, L'INFORMAZIONE PER MUSICISTI È MOLTO SPECIALIZZATA E DI DIFFICILE ACCESSO PER CHI NON È UN ESPERTO IN MATERIA. PERCHÉ SI INVESTE POCO SUI NOVIZI? È parzialmente vero, ma questo ci riporta a quanto detto poc’anzi, ovvero, se il concetto del fare musica inteso come fase indispensabile e irrinunciabile nella formazione dell’individuo fin dall’età prescolare fosse messo in atto, questo problema sarebbe risolto all’origine. D’altronde chi più e chi meglio dello Stato può investire sui giovani su programmi di formazione e cultura? Come Associazione studiamo continuamente iniziative che avvicinino i ragazzi alla pratica musicale e da quest’anno partecipiamo alla fiera di settore di Genova, dedicata alla scuola, proprio per far sentire, vedere, toccare lo strumento, dal pianoforte digitale alla chitarra al clarinetto o alla percussione Il riferimento all'informazione è corretto: dobbiamo cercare di allargare sempre più il target al quale ci rivolgiamo perché le sorprese non mancano mai. E per farlo possiamo usare anche degli strumenti "non convenzionali": in America ad esempio su 8 milioni di persone che hanno comprato il videogioco “Guitar Hero”, circa 100mila hanno poi acquistato una chitarra elettrica ed hanno proseguito. Perché non provare un'esperienza del genere anche in Italia? Chi impara bene uno strumento generalmente poi lo coltiva anche nel tempo libero. Io ho avuto contatti anche con il Comitato nazionale per l’apprendimento pratico della musica, diretto dal Prof. Luigi Berlinguer: la volontà di collaborare c'è, infatti insieme a loro abbiamo avviato il progetto Musica 2020, che ha proprio l'obiettivo di diffondere la cultura della musica suonata nelle scuole. Partirà il prossimo anno e coinvolgerà 100 istituti in tutta Italia. Molte volte i ragazzi non si appassionano anche per colpa dei loro insegnanti, quindi dobbiamo investire anche nella formazione degli insegnanti. Come dicevo, il ministro Gelmini poi ha già fatto qualcosa di positivo con l'introduzione dei licei musicali. È un buon punto di partenza, ora passare dalla teoria alla pratica richiederà un po' di tempo, intanto è giusto partire con quello che si ha. L'importante è cominciare, anche se per ora i licei sono solo 28 in tutta la penisola.