Il debutto americano di Spotify, leader in Europa tra i servizi di streaming musicale con circa 750 mila utenti paganti, è rimandato al 2011. Lo conferma l’amministratore delegato Daniel Ek, citando (in un’intervista concessa a All Things Digital) “problemi di business e problemi di prodotto”. “Comunque”, ha aggiunto l’imprenditore svedese, “siamo assolutamente determinati ad aprire negli Stati Uniti. Solo che non posso ancora darvi una data precisa”. Ek non ha escluso la possibilità di ricorrere a nuovi finanziamenti, per rendere più appetibile la sua offerta alle major discografiche americane: le quali hanno posto un brusco freno ai suoi progetti di espansione oltre oceano, poco convinte da un modello di business di tipo freemium che fatica a reggersi sui soli introiti pubblicitari e a convertire in clienti paganti gli utenti che fruiscono gratuitamente di musica in streaming. Qualche settimana fa si era diffusa la voce che Ek volesse provare a scavalcarle, partendo negli Usa con un catalogo esclusivamente indie, stile prima versione di eMusic: evidentemente ha ritenuto che non ne valesse la pena.