Non è un fulmine a ciel sereno e le avvisaglie di un'inversione di tendenza si erano registrate a partire dall'estate scorsa. Ora, però, giungono impietose le stime di Billboard e i numeri sono negativi, senza attenuanti. Le cifre sono riferite al mercato nord-americano e fotografano la stagione in cui, per la prima volta dopo una decina di incrementi poderosi e dopo un lustro in cui il comparto della musica dal vivo ha fatto da stampella all'industria musicale, il calo è fragoroso in termini di valore e di volumi: - ingressi: - 24,4% (38 milioni di singoli spettatori, per una media di circa 3.300 presenze ad evento); - numero complessivo di concerti: - 16% (11.555 il totale degli show in valore assoluto); - ricavi: - 26,6% (totale fatturato: 2,1 miliardi di dollari). Si allarga la forbice tra i mostri sacri e gli emergenti, con i primi a rappresentare le poche eccezioni positive (Lady Gaga, U2, Bon Jovi tra gli altri, a fronte di clamorosi flop come quello di Christina Aguilera) ed i secondi stretti nella morsa di un modello di business in evoluzione che ne stritola la capacità di lanciare e sostenere una carriera. Buona la performance dei grandi festival e dei megaraduni come Bonnaroo e Coachella. Orrenda la resa del tour di American Idol, zeppo di cancellazioni.