Dopo oltre un anno di vani corteggiamenti, sembra che Spotify stia finalmente riuscendo nella difficile impresa di conquistare le major americane. A cominciare, si dice, dalla Sony Music: la multinazionale di origine giapponese, scrive Claire Atkinson sul New York Post, sarebbe vicina alla firma di un accordo di licenza per l’utilizzo in streaming del suo repertorio. I portavoce della Web company guidata dal giovane Daniel Ek (27 anni) non confermano né smentiscono, ma i tempi sembrano davvero maturi per un ingresso di Spotify sul suolo americano (finora il servizio è disponibile soltanto in sette Paesi europei). Secondo la Atkinson, anzi, anche un’altra major (di cui nel suo articolo non fa il nome) si sarebbe convinta a salire a bordo della piattaforma. Nonostante il successo riscosso in Europa (a livello di traffico e diffusione tra il pubblico se non di performance economica, dal momento che il bilancio è ancora in perdita), Spotify ha incontrato forti ostacoli da parte delle case discografiche statunitensi: queste ultime simpatizzano poco con il modello di distribuzione gratuita della musica e premono per un’enfasi maggiore sull’opzione a pagamento, oltre che sulla richiesta di anticipi sull’unghia che da indiscrezioni ammonterebbero a 100 milioni di dollari.