L’industria discografica sopravviverà alla rivoluzione digitale: ne è convinto David Joseph, quarantaduenne amministratore delegato di Universal Music UK scelto personalmente da Lucian Grainge come successore prima di partire per gli Stati Uniti ed assumere il posto di comando della major leader di mercato. In un’intervista concessa al Guardian alla vigilia dei Brit Awards da lui ora presieduti, Joseph spiega di avere fede nella crescita dei servizi di streaming audio/video come YouTube, Spotify o la nuova e lungamente attesa piattaforma sviluppata da Virgin Media. “Gli stream di musica”, sottolinea, “stanno eclissando tutto il resto. Se si parla di digitale, il loro valore è ben diverso da quello del downloading: il confronto, su base annua, è tra 175 milioni di canzoni acquistate e 7 miliardi di stream. I ricavi di questi servizi stanno crescendo in maniera significativa, e in sostanza sono convinto che i modelli di streaming e di abbonamento che offrono accesso illimitato da ogni genere di dispositivi siano il futuro del business. La gente ascolterà ancora gli album o solo brani singoli, o magari manderà soltanto playlist agli amici? La mia risposta è: tutte e tre le cose”. “A patto che i servizi musicali”, aggiunge, “capiscano il modo di lavorare degli artisti e i loro fan. E che sappiano lavorare bene sul marketing e integrare l’opzione di addebito diretto del costo del servizio in bolletta”. Joseph, che ha orchestrato il ritorno dei Take That in formazione originale, si appella al successo di “Progress”, 2 milioni di copie vendute, per pronosticare un futuro all’album. “La maggioranza dei nostri artisti”, dice, “vuole realizzare un’opera che li rappresenti in quel momento. Ma il retail è un fattore da prendere in seria considerazione: ci devono essere dei posti i cui poter comprare la musica. E con HMV in difficoltà, non è chiaro se i negozi dei centri urbani saranno in grado di svolgere quel ruolo”.