La guerra della discografia alle web company che distribuiscono musica gratuita e non protetta sul web si trasferisce, per una volta, dalle aule dei tribunali al mercato reale con il lancio, oggi martedì 18 luglio, del primo vero e proprio servizio di vendita online organizzato da una major multinazionale. Come già annunciato, sarà la EMI a effettuare il test in questione, mettendo a disposizione dei consumatori equipaggiati di modem e pc un catalogo iniziale comprendente oltre 100 album e una quarantina di singoli e che spazia nei generi più disparati, dai Pink Floyd alle Spice Girls, da Frank Sinatra a Snoop Dogg. Per convertire i brani musicali in file scaricabili sul computer degli acquirenti, la EMI ha scelto il formato di compressione “protetto” Windows Media, che consente di identificare gli utilizzatori e i brani acquistati, di accreditare le royalty agli aventi diritto e di limitare il numero di copie che è possibile effettuare. Successivamente, hanno rivelato i portavoce dell’etichetta britannica, il servizio sarà compatibile anche con la tecnologia Liquid Audio. Entrambi i sistemi consentono all’utente di copiare due volte il file musicale su un Cd e di trasferirlo per tre volte sulla memoria di un lettore digitale portatile: dopo di che la possibilità di copia si blocca (mentre la possibilità di riproduzione è virtualmente infinita); la tecnologia Liquid Audio permette anche di spedire il file sotto forma di e-mail a un altro pc, ma il ricevente in questo caso ha la possibilità di riprodurne soltanto una porzione di 30 secondi. La EMI fa sapere che i prezzi di ogni singolo brano o album scaricato dai numerosi retailer online che offriranno il suo catalogo virtuale saranno analoghi a quelli praticati sul mercato tradizionale, e varieranno in funzione del margine che ciascun rivenditore deciderà di riservarsi. Funzionerà? Riusciranno le case discografiche a frenare in questo modo la circolazione senza limiti di file musicali copiati, incoraggiata da società come Napster e MP3.com? Molti osservatori non ne sono ancora convinti: secondo alcuni analisti della Forrester Research, interpellati in merito dall’agenzia Reuters, è improbabile che almeno per i primi mesi di attività un servizio come quello offerto da EMI possa attrarre gli appassionati che utilizzano regolarmente (e gratuitamente) un servizio come Napster.