Questa mattina, mercoledì 19 luglio, la proposta fusione tra Seagram, Vivendi e Canal Plus passa all’esame della autorità francese per le telecomunicazioni, riunita in assemblea plenaria. L’organo di vigilanza intende in particolare chiarire il nuovo assetto della pay-tv Canal Plus e verificare se le clausole contrattuali del merger non violino la legge francese sulla proprietà televisiva, che proibisce a qualunque azionista di controllare più del 49 % di un canale nazionale e agli investitori extraeuropei di possedere più del 20 % delle azioni. Nonostante le rassicurazioni fornite nei giorni scorsi dal presidente di Canal Plus Pierre Lescure, le autorità francesi sembrano temere anche che l’emittente rinunci ai suoi programmi di finanziamento nel settore cinematografico e televisivo francese: il presidente della authority, Herve Bourges, ha dichiarato giorni fa al quotidiano Figaro di voler evitare che Canal Plus si trasformi in un “guscio vuoto” in seguito ai complessi trasferimenti di capitale e riassetti organizzativi legati al merger. E il ministro della Cultura Catherine Tasca gli ha fatto eco, dicendo che il presidente di Vivendi, Jean-Marie Messier, non ha ancora fornito garanzie sufficienti sull’operato e la proprietà futura della società. Secondo i piani aziendali annunciati, quest’ultima dovrebbe essere incorporata in una nuova entità, Canal Plus Programmes, controllata al 49 % da Vivendi Universal. I portavoce dell’authority hanno comunque precisato che dalla riunione di oggi non scaturirà necessariamente una decisione definitiva sulla questione.