Un gruppo di federazioni, associazioni e gruppi di pressione legati all'industria discografica si è coalizzato ed ha scritto una petizione ufficiale indirizzata a Baidu, principale motore di ricerca cinese quotato anche al Nasdaq di New York, richiedendo di profondere sforzi seri per filtrare i risultati delle ricerche ed evitare così che molti utenti cinesi siano indirizzati a siti e piattaforme di file sharing illegali. A firmare la petizione, pubblicata in grande fanfara sul Financial Times, sono stati la International Federation of the Phonographic Industry (IFPI), il China Music Industry Committee (CMIC), il World Independent Network (WIN) e la International Confederation of Music Publishers (ICMP). L'appello ufficiale segna un cambio di strategia dopo che di recente l'industria musicale era stata sconfitta in una causa federale nella quale intimava a Baidu di chiudere i 'deep link' ai siti pirata. Nella petizione si legge tra l'altro: "I nostri membri sono intenzionati a essere partner e ad investire nella rivoluzione digitale cinese ma non potranno farlo finchè il servizio musicale operato dalla società dominante nel comparto internet, Baidu, agevolerà le violazioni online dei diritti di artisti e creatori. Baidu è la causa principale di questo problema, con il suo servizio di ricerca di file MP3 che è stimato essere responsabile del 50% delle violazioni sulla distribuzione musicale in Cina. Baidu possiede i mezzi per apportare un immediato cambiamento alla situazione filtrando proattivamente dal proprio servizio le fonti di violazione".