Non è un inedito del suo repertorio e del suo pensiero, ma dal palco della conferenza sulla legge nella musica al NARM di San Francisco la sua accusa ha fatto più rumore del solito. Joe Kennedy, CEO della quotanda Pandora, stimolato in un dibattito nel quale si commentava anche la recente mossa sulla music cloud da parte di Amazon, ha affermato: "Vorrei avere un dollaro per ogni volta che l'ho detto: la buona notizia è che internet è globale, quella cattiva è che la legge sul copyright è applicata paese per paese. Ad oggi Pandora è attiva solo negli Stati Uniti o a causa di un'insormontabile incapacità di incorporare il licensing di altri paesi, o perché le royalty richieste sono decisamente non economiche. Il copyright è ancora terribilmente parrocchiale. E' un problema sul quale continueremo a bloccarci non per anni, ma per decenni. Vorrei poter dire qualcosa di più speranzoso in merito. Il problema è che nel mondo digitale ogni computer funziona producendo continuamente copie. Tutto ciò che facciamo implica fare copie. Significa che non esiste alcuna attività umana che non sia coinvolta nel problema del copyright". Pandora, che mesi fa ha presentato alla SEC la documentazione per la sua IPO, nel 2010 ha generato oltre 2,6 miliardi di ore di ascolto e ha prodotto ricavi per quasi 80 milioni di dollari grazie alla raccolta pubblicitaria.