Si allontana sempre di più la probabilità per EMI e Warner di portare a compimento il loro progetto di fusione (vedi news): la Commissione Europea ha infatti espresso voto negativo sul “merger”, notificando la sua decisione ai governi degli stati membri dell’Unione. Nella motivazione della sua sentenza, l’autorità antitrust esprime le già note osservazioni sulle implicazioni della fusione, sottolineando che la nascita di un nuovo oligopolio (soprattutto nel settore delle edizioni e nella gestione dei copyright musicali) risulterebbe potenzialmente dannoso tanto per la concorrenza che per i consumatori: “I dischi – scrive la Commissione nella sua delibera – sono beni tipicamente insensibili al prezzo, e dunque ci sarebbero incentivi assai limitati a sostenere una competizione su questo fronte”. Né la task force europea si è dichiarata soddisfatta delle assicurazioni verbali fornite dalle due major riguardo la loro intenzione di non ostacolare i concorrenti, replicando che tali impegni “non affrontano il problema essenziale, che è quello di evitare che una sola entità integrata verticalmente controlli virtualmente il 50 % di tutti i diritti musicali”. A questo punto, nonostante l’incontro tra il commissario europeo Mario Monti e i vertici EMI fissato per lunedì 18 settembre, sembrano esserci ben poche vie d’uscita all’impasse. E l’impennata subìta dalle azioni EMI al termine della seduta di giovedì 13 settembre sembra riflettere aspettative di un imminente ingresso sulla scena di altri potenziali acquirenti per la major britannica, tra cui si fanno i nomi della spagnola Telefònica e della tedesca Bertelsmann:: il numero uno di quest’ultima, Thomas Middelhoff, ha ribadito solo pochi giorni fa (vedi news) l’intenzione di fare della controllata BMG la numero uno del mercato musicale entro la fine dell’anno.