In un memorabile intervento al Midem del 2008, Paul McGuinness, manager degli U2, lanciò un formale atto d'accusa contro gli Internet Service Provider, tacciandoli di consapevole correità nella dilagante pirateria digitale e intimando loro di provvedere al più presto a contenere i download illegali (sul cui traffico dati macinavano profitti) e adoperarsi per una monetizzazione condivisa dello sfruttamento della musica online con i legittimi titolari dei diritti. Un concetto su cui tornò poco più avanti chiedendo esplicitamente che i profitti generati dal traffico sviluppato attraverso il P2P illegale sulle reti degli ISP fossero anche appannaggio degli artisti. A oltre tre anni di distanza, parlando a telefono a Sky News dal Brasile (la band è in Sud America per la conclusione del tour), il "quinto U2" è tornato sul tema: "Vorrei proprio che quei geni che ci portano Google, Facebook, Amazon e Spotify si dessero una regolata. Noi vendiamo ancora quantità spaventose di dischi: "No line on the horizon", uscito nel 2009, ha venduto oltre 5 milioni di copie. Quindi le vendite fisiche non sono scomparse del tutto. Ciò che non è ancora accaduto è la monetizzazione dell'internet". Ma il download gratuito non è proprio lo straordinario strumento promozionale per i concerti che ha consentito agli U2 di celebrare il primato assoluto di ogni tempo in campo live battendo il precedente record dei Rolling Stones? La replica all'osservazione dell'intervistatore non si è fatta attendere: "Noi facciamo due business: dischi e concerti. La musica non è mai stata così popolare in tutto il mondo, la gente l'ascolta più che mai. Però non la paga. Il problema non è il download in sè. E' che servirebbe un po' di ingenuità e un po' di generosita da parte di chi sta arricchendosi con internet per far sì che a dieci anni da ora le industrie dell'editoria, del cinema e della musica esistano ancora, e con dei contenuti".