“La versione dei fatti offerta da Napster è del tutto inaccurata”. Così ha replicato BMG, una delle cinque major coinvolte nella causa legale contro l’ormai popolarissimo sito di Redwood City, California, alle affermazioni del presidente di Napster Hank Barry: avvicinato dai giornalisti subito dopo l’udienza tenutasi a San Francisco lunedì 2 ottobre (vedi news), quest’ultimo aveva dichiarato di avere offerto in più occasioni una soluzione extranegoziale della vertenza a tutte le cinque major; offerta, che peraltro, le case discografiche avrebbero ostinatamente rifiutato. Kevin Conroy, presidente della divisione new technology di BMG Entertainment, sostiene invece che la casa tedesca ha a sua volta proposto diverse ipotesi di collaborazione alla internet company californiana, nei mesi passati. “Ma Napster – ha aggiunto Conroy – non ha mai affrontato il problema cruciale delle licenze né ha mai proposto qualcosa che assomigliasse a un modello di business legittimo e affidabile”. In un’intervista rilasciata all’agenzia Reuters, Barry ha ribadito tuttavia le sue affermazioni, ripetendo di essere disposto ad addebitare ad ogni utente una tariffa mensile di 4,95 dollari per accedere al servizio, i cui proventi (circa 500 milioni di dollari) sarebbero destinati ad affluire nelle casse di artisti ed etichette (vedi news).