Meno eclatante e cruento di quella che contrappone le case discografiche ai paladini della musica libera sul Web, prosegue il confronto strisciante tra l’industria discografica americana e le stazioni radio che diffondono musica in streaming sulla rete. L’associazione dei discografici USA, RIAA, sarebbe pronta a mettere in moto un nuovo organismo incaricato di raccogliere le royalty dovute dalle web-radio musicali ma la notizia (per quanto non ufficialmente confermata) sta già provocando malumori tra i broadcaster, poco entusiasti del fatto che sia l’associazione dei discografici ad arrogarsi il potere di riscossione e di controllo nella gestione dei cosiddetti diritti di pubblica esecuzione. “Non credo che la RIAA resterà senza opposizione. Non solo le emittenti on-line, ma anche diversi artisti non sono dell’idea che debba essere l’associazione dei discografici ad amministrare, raccogliere e distribuire le royalty di webcasting”, ha commentato all’agenzia Reuters Jonathan Potter, direttore esecutivo della Digital Media Assiciation, ente che raggruppa alcune delle più importanti media company che operano in rete. Negli Stati Uniti, le emittenti radiofoniche pagano gli autori ed editori ma non le case discografiche e gli artisti esecutori per il diritto a trasmettere musica via etere. La legislazione americana sul diritto d’autore in ambito digitale prevede però il diritto di etichette e artisti ad essere remunerati per la diffusione on-line della loro musica, anche se continua ad esserci discordanza tra le parti circa l’entità e i metodi di calcolo dei compensi. Alcuni webcaster, come il gruppo Yahoo!, hanno tuttavia già firmato un accordo quadro di licenza con la RIAA: secondo alcune fonti, con la nuova società di collecting quest’ultima spera di incassare dalle Internet radio una cifra compresa tra gli 8 e i 10 milioni di dollari nel primo anno di attività.